“Le nuove frontiere della Sicurezza Partecipata”. Questo il tema del convegno dello scorso 30 novembre promosso da ASSIV presso la sede istituzionale del Senato della Repubblica a Roma. Un convegno per richiamare l’attenzione di un’Istituzione e di una politica che ancora mostrano scarsissima considerazione per il comparto sicurezza privata (salvo poi spremerlo, alla bisogna, come bancomat fiscale). Il Convegno, che ha visto la partecipazione di rappresentanti e deputati di diverse aree politiche, voleva gettare un primo sasso nello stagno, nella speranza che i cerchi possano piano piano allargarsi fino a raggiungere i vertici istituzionali.

Contractor
Il fil rouge del dibattito era incentrato su una tematica tutta italiana: perché si fatica ad elaborare soluzioni tecniche e normative che consentirebbero di uscire dall’ambiguità giuridico-istituzionale, concedendo così anche all’Italia di disporre di compagnie di sicurezza private? Se è vero che l’evoluzione del binomio sicurezza/difesa è un tema fondamentale per il sistema Paese, occorrono però anche delle scelte precise, che consentano di arrivare ad una regolamentazione – ormai non più rinviabile – anche per i security contractor (troppo spesso considerati ancora, con un forte sentore ideologico, alla stregua di mercenari).

Chi ci conosce?
Il Presidente di ASSIV, Maria Cristina Urbano, ha lamentato la scarsa conoscenza, da parte della della politica, di un comparto invero strutturato e corposo come quello della sicurezza privata. I dati e le normative del settore italiano, confrontati con le esperienze e le norme vigenti in altri Stati Europei e nel resto del mondo, sono stati ripresi e commentati anche nell’intervento di Umberto Saccone, già ufficiale CC, funzionario dell’intelligence e chief della security di ENI, oggi Amministratore della società Port Authority Security.

Disegni di legge
Il Senatore Mario Mauro, membro della commissione difesa ed ex ministro, nel suo intervento sul ruolo della sicurezza privata in supporto a talune attività istituzionali concesse in sussidiarietà, ha introdotto e presentato due disegni di Legge a sua firma, contenenti disposizioni in merito all’impiego delle GPG fuori confine ed alla close protection, illustrandone la necessità, le urgenze e la sostanza procedurale.

Defiscalizzazione
Puntuale la sottolineatura del portavoce del M5S e componente del COPASIR, l’On Angelo Tofalo, che ha dichiarato non più rinviabile la necessità di una defiscalizzazione ragionata per il rilancio del settore vigilanza privata, dimostrando ascolto e concreta sensibilità istituzionale alle istanze poste sul tavolo della sicurezza partecipata.

Nuove regole
Tutte le forze rappresentante hanno condiviso la necessità di uscire dall’ambiguità e di dar vita ad un impianto normativo che consenta di istituire nuove figure in ambito di security privata.
Una moderna e funzionale regolamentazione consentirebbe ai privati di attingere ai militari a fine carriera (professionali istruttori) o a tutti quei giovani che hanno ultimato la ferma volontaria (VFP4) dei quattro anni, professionalmente già preparati (multidisciplinare) e con diverse missioni internazionali alle spalle (esperienza). Ciò comporterebbe anche la possibilità per il settore privato della security di competere sul mercato mondiale che, come ha ricordato Saccone, fattura oltre 250 miliardi di dollari l’anno.

Creare lavoro
Saccone ha sottolineato che in Italia ci sono circa 47mila guardie giurate e 30 mila soldati in ferma volontaria: si potrebbe dare lavoro a tanti italiani ben preparati…e si eviterebbe anhe il fattore spionaggio. Perchè, Sacconi ha parlato chiaro, le società di contractor britanniche, operanti anche per conto di primari gruppi industriali italiani operanti nel settore energetico, generano un danno doppio: al tessuto economico ma anche di controspionaggio. Perché se è evidente che non c’è più un confine tra sicurezza interna ed esterna, è altrettanto necessario tutelare le nostre aziende, senza però consegnare le chiavi delle stesse ai competitor europei.

Game over?
Certamente esternalizzare un servizio istituzionale è cosa ben diversa dal privatizzare la sicurezza, ma il concetto emerso dai lavori era inequivocabile: la normativa va urgentemente adeguata.
Ahinoi si tratta di un fatto ormai improbabile, visto che la legislatura volge agli sgoccioli. Il convegno ha quindi lanciato davvero un sasso nello stagno oppure no?
Qualche finestra l’avrà sicuramente rotta, ora aspettiamo che si affacci qualcuno.

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