Più ispezione che audit: la certificazione nella vigilanza privata

Come sempre, le uscite di Bastiancontrario sollevano polveroni, repliche, controrepliche, smentite, controsmentite, battute e ribattute. In particolare l’ultimo commento dedicato ai metodi “polizieschi” di Accredia, che a cascata inducono gli enti di certificazione ad assumere atteggiamenti più ispettivi che di audit, lasciando l’Istituto di Vigilanza tra l’incudine della certificazione sospesa e il martello delle lungaggini della PA (ad un’impresa si è contestato di non aver “costretto” il MISE ad effettuare il sopralluogo!). Su queste ed altre storture del sistema, Luigi Gabriele – Presidente di ConFederSicurezza, appoggia il carico di briscola con una replica al vetriolo.


Dal volume “dialogo tra unici” …

Se unicità sta anche per originalità e, ancor più per sagace attenzione, allora viva l’unicità da ambo i versanti della corrispondenza. Certo che in epoca di rave e nuova attenzione agli stessi, anzi alle già verificatesi conseguenze non proprio edificanti degli stessi, bisogna essere molto attenti a non farsi sfuggire perle, quali quelle che però tengono desta l’utile attenzione del nostro sagace Bastiancontrario. E poi, se di norma la nicchia è un contenitore di cose di piccola dimensione, qui siamo di fronte all’eccezione che conferma la regola, essendo non piccola cosa la volontà anelasticamente censoria di chi è preposto a al governo del mondo dei certificatori.

Qui poi siamo di fronte ad un Super controllore, verrebbe da creare il neologismo, “l’accreditatore”, che snobba l’operatore che ha perseguito la certificazione, ignorando la sede naturale dove l’attività si svolge, evidentemente tanto bene da risultare certificabile e subito poi accreditabile, e si fa ospitare dal certificatore per valutare la credibilità del certificato da… accreditare. Sembra un gioco di società o, forse meglio, uno scassaquindici verbale! E così se l’apicale fa il dobermann, chi lo precede fa il molosso. E l’Istituto di vigilanza fa … l’osso!

Se la partecipazione fosse gratuita, che dire, dove c’è gusto …e quel che segue.
L’accesso al circuito, che virtuoso non sembra, è invece a pagamento, pur giustamente, essendoci impiego di intelligenze e professionalità di livello. Infine, superate Scilla e Cariddi con qualche cerotto in più, l’istituto rischia di essere avviluppato dal gorgo della P.A., dopo aver giocato a squash, ad esempio con il Mise, opportunamente citato dal mio unico Amico, corretto, garbato ed attento censore.

Che dire, vogliamo sperare nel vento nuovo che sembra voglia e possa alleggerire la pesante italica cappa? Vero è che spes ultima dea. Altrettanto verosimile è il fatto che chi vuol fare ancor oggi Impresa nel comparto Vigilanza (rectius sicurezza??) deve cercare la sua …. spes sulle rive dell’Ultima Thule…

Arrivederci a presto, caro Bastiancontrario, scintilla che chiama all’attenzione i miei sopiti pensieri. Mantengo inforcati gli occhiali per la prossima vitalizzante lettura di un tuo stimolante scritto.

Luigi Gabriele,
Presidente di ConFederSicurezza