Una domanda in tenuta, ma un mercato sempre più difficile che si dibatte tra norme che chiedono tanto alle imprese (spesso senza dare nulla in cambio) e una competizione viziata da problematiche generali ma anche specifiche del settore, nelle quali l’utenza non è esente da colpe. In questo scenario, l’associazionismo può essere un faro di orientamento, ascolto e autodisciplina. Questo è il quadro che emerge dalla nostra intervista ad Alessandro Pimpini, Amministratore unico di Security Line srl e Direttore Generale di Suretè srl, e Vice Presidente di UNIV.

10 righe di “identikit aziendale”, andamento 2017 e sentiment sul trend di questo 2018?

Per quanto riguarda Security Line (presente su Roma e Venezia con 162 uomini e 18 autopattuglie), il 2017 non ha subito alterazioni in termini di acquisizioni/cessazioni di contratti.
Per l’anno 2018 stiamo cercando di rispondere alla sempre più frequente domanda di richiesta di servizi di monitoraggio impianti tecnologici avanzata dai complessi artigianali, dalle attività commerciali, dalle PMI, dal residenziale, per la maggior parte richieste di servizi di gestione tramite collegamento degli impianti di allarme e videosorveglianza con la Centrale Operativa ed il relativo pronto intervento di autopattuglie sul territorio.
Per quanto attiene Sureté (sede su Ancona, 82 uomini dei quali 54 guardie giurate e 28 OFL, 6 autopattuglie), il 2017 è stato un anno intenso: l’azienda si è aggiudicata appalti di rilievo e per il 2018 il trend non subirà alterazioni di rilievo.

Quali sono gli obiettivi aziendali del breve e medio periodo, quali sono gli ostacoli principali che a suo avviso frenano la crescita e quale strategie avete messo in campo per superarli?

Security Line, dopo aver dato seguito alle norme contenute del DM 56/2015, ha adeguato la propria Centrale Operativa ai dettami della Certificazione UNI EN 50518 (precedentemente adeguata alla UNI EN 11068) ed ha avviato nel 2017 un’istanza per l’estensione di Licenza su Terni e Perugia, con l’obiettivo di rafforzare la propria presenza commerciale nel Centro Italia e contenere i costi sostenuti per far fronte agli investimenti strutturali ed infrastrutturali.

Certo non possiamo dire che l’amministrazione statale sia particolarmente attenta alle dinamiche del settore: se parliamo di burocrazia, vediamo a volte il MISE (Direzione Generale per i Servizi di Comunicazione) contrapposto alle Prefetture e/o viceversa, con conseguenze negative per gli obiettivi delle Imprese di Vigilanza Privata. Purtroppo, ad oggi, il mercato presenta un mark up* molto contenuto, pertanto l’offerta dei servizi è caratterizzata da notevoli flussi finanziari sia in entrata che in uscita, con la peculiarità che gli incassi sono legati al pagamento dei clienti – ed ai tempi di incasso sempre più dilatati – a fronte di oltre il 75% delle spese rappresentato dai costi per il personale.

UNIV ha cambiato nome, per rafforzare l’idea di un passaggio – da Istituti ad Imprese – emblematico della trasformazione che dovrebbe attraversare il settore. Ritiene sia calzante? Davvero il settore è oggi composto da imprese o sono ancora tanti gli “istituti”?

La possibilità normativa di poter operare in più territori provinciali ha generato la nascita di sempre più aziende strutturate con organici di tutto rispetto e la crescente richiesta di erogazione di servizi di sicurezza qualitativi, con la necessità una formazione specifica per il personale, ha indotto gran parte degli Istituti a trasformare il proprio metodo gestionale da Istituto a Impresa strutturata – per la quale, tra l’altro, la norma prescrive almeno un Security Manager (UNI EN 10459:2015).

Tutto questo, comunque, non ci consente di dire che non esistono più Istituti di Vigilanza: basti pensare a territori depressi ove gli Enti pubblici e le Aziende private presenti non riescono a generare richieste di vigilanza notevoli. In quelle aree esistono ancora piccole realtà locali, nate per creare un sostentamento economico se non individuale, al massimo familiare.

Entriamo nel suo ruolo in UNIV: quali sono gli obiettivi del suo mandato? Su quali aspetti della vita d’impresa può e deve incidere maggiormente la funzione associativa?

Il mio obiettivo è di contribuire, assieme all’Esecutivo tutto, ad individuare le azioni di cui il comparto ha necessità.
Il primo passo è il rinnovo del CCNL, con la ricerca di uno strumento contrattuale che possa allineare richieste del mercato, contenimento dei costi e flessibilità.

Ritengo che associarsi sia sempre più importante ed auspico un incremento associativo perché l’unione fa la forza e tale energia dev’essere utilizzata per fronteggiare qualsiasi necessità del settore. Una mia personale idea: generare un codice etico specifico per le imprese di vigilanza (in pratica replicare il codice già in uso dai professionisti), se non altro per aumentare il livello di considerazione nei nostri confronti da una parte dell’utenza. Oggi i clienti passano da un’impresa di vigilanza all’altra, praticando un dumping fuori da ogni ragione, con l’aggravante, il più delle volte, di non pagare né l’una né l’altra impresa.

Cosa vede nel futuro del settore vigilanza e sicurezza? (prevalenza di disarmato e tecnologie, droni e robot al posto delle gpg, mercato sempre più polarizzato, avanzata di gruppi stranieri, un unico gruppo “generalista” che cannibalizzerà tutti gli altri e/o una sempre maggiore specializzazione con soggetti che coprono le nicchie…etc)

Di tutto un po’, più o meno come adesso. I servizi disarmati non escluderanno del tutto la vigilanza armata, così come le tecnologie. La gpg avrà sempre il suo posto perché alcune attività effettuate dall’uomo/gpg sono insostituibili: basti pensare agli accessi in ambiti portuali e aeroportuali, nei cantieri navali, nelle attività di produzione, in ospedali, tribunali, centrali elettriche, siti di telecomunicazione, in pratica in tutti quei siti definiti sensibili. E’ possibile un decremento del numero delle risorse, che speriamo però di scongiurare con un’economia in ripresa.

Quanto alla polarizzazione del mercato, il fenomeno è certo da attenzionare, se non altro perché le compagini sociali dei grossi gruppi perlopiù sono costituite da fondi, poteri economici e finanziari che a loro volta sono presenti anche in aziende multinazionali ed istituti di credito, che sono i maggiori utilizzatori di vigilanza. Sinora l’esperienza con gli attuali Gruppi di riferimento si è avuta per il tramite dei loro network, i quali ad una lodevole capacità di penetrazione del mercato non sempre accompagnano però una gestione dell’erogazione del servizio altrettanto meritevole in termini di qualità e affidabilità. Staremo dunque a vedere.

* rapporto tra il prezzo di un servizio e il suo costo.

Facebooktwittergoogle_pluspinterestlinkedintumblrmail
Network
Pagina  Facebook GooglePlus Twitter Linkedin Youtube RSS Mail
I Video
Video
Video Video Aiss