Vigilanza Privata: si rompe la trattativa per il rinnovo del CCNL

26 Mar 2022

di Ilaria Garaffoni

tavolo-rotto-ccnl-vigilanza-privata-onlineDopo 6 anni senza un aumento, e con salari spesso inferiori ai minimi costituzionali, le associazioni della vigilanza privata dichiarano di non avere più il mandato per poter rinnovare un CCNL scaduto nel 2015. Questo lo scenario in cui operano quasi 100.000 operatori tra Guardie Giurate e Addetti ai Servizi di Sicurezza privata. Di seguito il comunicato Filcams-Fisascat-Uiltucs, che non richiede – purtroppo – ulteriori commenti.“Dopo un percorso di trattative faticoso per tentare di migliorare le condizioni di lavoro e dare dignità all’impegno quotidiano, diurno, notturno, feriale e festivo, le Associazioni datoriali nella giornata del 18 marzo 2022 hanno risposto di non avere il mandato delle aziende alla prosecuzione del negoziato!

Le Organizzazioni Sindacali hanno dovuto così prendere atto della conclusione del confronto con esito negativo.

“ORA BASTA!” si legge in una nota divulgata unitariamente dalle rappresentanze sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil, che stigmatizzano l’atteggiamento profondamente irrispettoso delle associazioni datoriali nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori del comparto, e che mette in luce anche la difficoltà a tutelare gli interessi delle aziende loro associate, per una sempre più evidente disarticolazione interna, per inspiegabili problemi interni alle Associazioni. Un segnale chiaro di questa crisi è dato dalla nascita di un nuovo soggetto datoriale, costituito dalle due maggiori aziende del settore (Sicuritalia e Cosmopol), che da sole contano oltre un quinto degli addetti del comparto, circa 20mila dipendenti.

“Durante l’emergenza sanitaria le Guardie Particolari Giurate e gli Addetti ai Servizi di Sicurezza – scrivono i sindacati di categoria nella nota unitaria – hanno costantemente lavorato, anche per svolgere servizi non previsti dalla loro mansione, in nome dell’interesse generale. Tutto ciò si è aggiunto al già gravoso impegno e rischio che contraddistingue la loro attività per tutelare i beni pubblici e privati e la sicurezza pubblica”.

Da parte loro, lavoratrici e lavoratori, da sei anni chiedono in primo luogo maggiore rispetto. Rispetto delle regole, del lavoro, delle persone.

Negli anni sono infatti andate scemando le garanzie date dalla piena applicazione del contratto di lavoro. Via via si sono affievolite (denunciano i lavoratori) le tutele in tema di sicurezza, organizzazione del lavoro, garanzia di salari adeguati alle mansioni svolte.

Le Guardie particolari giurate e gli addetti ai servizi di sicurezza chiedono quindi:

– garanzia occupazionale in occasione del cambio di appalto che vede la successione di aziende diverse per lo svolgimento della medesima attività presso i committenti;
– rispetto di turni e orari di lavoro, coerenti con l’esigenza di recupero psico-fisico e le norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro;
– riconoscimento della professionalità, in considerazione delle caratteristiche dei siti presso i quali si deve garantire la sicurezza;
aumento salariale per ridare dignità al proprio lavoro, per rispondere ai bisogni delle loro famiglie, in un periodo contraddistinto da un’impennata dei prezzi dei beni primari.

Dai sindacati giunge quindi l’appello a tutti i soggetti interessati a far ripartire la trattativa per dare ai circa 100mila addetti del comparto garanzie di buon lavoro, diritti e tutele.

“Prefetture, Ispettorati del Lavoro, Istituzioni, Enti Pubblici, Grandi imprese private: ci rivolgiamo a Voi perché si metta fine a questa situazione” – è l’appello dei sindacati. Che chiedono l’attenzione anche dei cittadini perché – rincalzano – “la vostra sicurezza dipende dalla soluzione di questi problemi”.

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