Vigilanza Privata: c’era bisogno del Coronavirus per parlare di sicurezza integrata?

Ci voleva una pandemia perchè il concetto di sicurezza integrata (fisica e logica, ma anche privata e pubblica) cominciasse a farsi largo anche in Italia. Se lo smart working richiede infatti maggiore attenzione per la sicurezza cyber, il timore di reazioni popolari spontanee, o peggio eterodirette, apre le porte anche a richieste di servizi di intelligence. Il tutto oltre ai tradizionali servizi di vigilanza privata, al trasporto valori e alle attività “covid-19” di controllo dei flussi e rispetto del distanziamento sociale. Lo ha detto Lorenzo Manca, AD di Sicuritalia (primo polo italiano di sicurezza privata) in un dibattito su War Room diretto da Enrico Cisnetto, assieme a ospiti del calibro di Roberto Maroni e Paolo Poletti.

Con il lockdown calano infatti i furti in casa, ma aumentano i casi di taccheggio nei supermercati e i rischi per le realtà produttive e per gli esercizi rimasti incustoditi che contengono asset e beni di valore.
Di conseguenza per la sicurezza e vigilanza privata si contrae il mercato residenziale, ma aumentano le richieste da parte di grande distribuzione organizzata e realtà produttive, anche se la killer application ai tempi del coronavirus è il controllo dei flussi e del rispetto del distanziamento sociale, operabile anche con l’ausilio di dispositivi termometrici. Lorenzo Manca ha ricordato che crescono pure gli attacchi cyber, complice anche uno smart working sempre più diffuso (al quale però molte realtà non erano preparate sul piano della sicurezza informatica) e il timore di reazioni sociali scomposte apre le porte anche a lavori di intelligence sul web.

L’abusato concetto di sicurezza integrata (fisica e logica, ma anche privata e pubblica) sembra insomma timidamente farsi largo grazie ad una contingenza che vede i due temi sempre più strettamente collegati.

“Eppure – commenta Luigi Gabriele, Presidente di Federsicurezza, Federazione del settore della Vigilanza e Sicurezza Privata – se la sicurezza privata può, anzi dovrebbe, dare il proprio contributo all’interno di un piano globale di produzione di sicurezza nel paese, in Italia l’integrazione (o complementarietà o sussidiarietà) di ruoli ancora langue, come langue una cabina di regia ferma e consapevole. L’integrazione tra pubblico e privato all’estero si spinge ben oltre: dalla gestione della sicurezza delle carceri a quella dei compound militari, fino alla difesa della persona fisica. Tutti temi che per noi continuano ad essere tabù, anche durante una pandemia nella quale per richiedere la CID occorre ancora la vecchia marca da bollo da 16 euro. Con buona pace del lockdown”.

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