Coronavirus e sicurezza privata: Federsicurezza aperta al dialogo

Il Covid-19 comincia a spaventare quasi di più per lo spettro della recessione che per il rischio sanitario. Ma qual è la situazione nello specifico del comparto sicurezza e vigilanza privata? Come reagiscono le imprese e quali richieste arrivano dalle guardie giurate? Lo abbiamo chiesto a Luigi Gabriele, Presidente di Federsicurezza, Federazione del settore della Vigilanza e Sicurezza Privata aderente a Confcommercio.

Il Governo ha messo in campo alcune misure di “salvataggio” per le imprese delle aree più colpite: possono dirsi sufficienti?

In un quadro evolutivo fluido e imponderabile, temo che le misure finora messe in campo dal Governo a favore delle imprese possano rappresentare un pannicello caldo rispetto alle reali esigenze. Tanto per cominciare, lo stop a versamenti e cartelle nella zona rossa è temporaneo (entro fine Aprile le imprese dovranno pagare tutto, arretrati inclusi), inoltre pochissimo è stato fatto per le imprese al di fuori dalle zone più colpite, e che tuttavia risentono grandemente dello stato di crisi. Buono lo slittamento dei termini del 730 a fine settembre, che concede qualche mese in più alle imprese per gli adempimenti fiscali. Gran parte degli interventi è comunque rimandata al maxi decreto allo studio, che richiederà però il via libera del Parlamento prima e dell’Europa poi. Difficile fare previsioni, anche se dubito si potranno sbloccare risorse in deficit per 4 miliardi …

Che impatto sta avendo l’emergenza sanitaria sulle imprese del comparto sicurezza e vigilanza privata?

Al di là delle ovvie difficoltà per le imprese che operano nelle zone più colpite e dell’impossibilità tecnica di sfruttare modalità smart di resa dei nostri servizi da remoto, l’impatto si avvertirà – se la situazione dovesse peggiorare – in prevalenza sul nostro mercato, ossia sulle committenze. Perché se finora il mercato sembra in tenuta, è però facile ipotizzare che ci potranno essere ricadute sulle nuove commesse, quanto meno per segmenti già in ginocchio come turismo e ospitalità, ma pure per alcune realtà industriali e commerciali. Mentre sembra sicuramente in tenuta il mercato dei siti sensibili (aeroporti, porti, stazioni, metropolitane), è però possibile prevedere un rallentamento delle procedure di affidamento di nuovi servizi di committenza pubblica, alle prese con un ingente disimpegno di denaro per iniziative urgenti di altra natura.

Ha parlato di siti sensibili. In quei contesti gli operatori della sicurezza sono particolarmente esposti a grandi flussi di persone provenienti da tutte le parti del mondo, ma la questione è identica per i grandi centri commerciali: quali dispositivi di protezione sono stati messi in campo?

Al netto di ogni considerazione sulla reale utilità di strumenti molto discussi come le mascherine protettive, Federsicurezza sta monitorando attentamente la situazione ed è pronta ad intervenire laddove fosse necessario schierare uno strumento specifico di protezione per le guardie giurate più esposte. Le imprese del nostro settore risultano essersi adeguate alle disposizioni diramate dal Governo e rilanciate da Confcommercio e Federsicurezza (affissione di informative, norme comportamentali e prodotti disinfettanti e igienizzanti) e alcune realtà virtuose hanno scelto di dotare i propri operatori di mascherine e altri presìdi. Come Federsicurezza confermiamo la piena disponibilità a discutere di questi ed altri temi assieme alle organizzazioni sindacali, come pure a riprendere le trattative contrattuali ormai in stallo da troppo tempo.

Qualche richiesta all’autorità tutoria?

Ovviamente nello scongiurare con tutti i mezzi possibili che una situazione pandemica possa mai verificarsi in Italia, sarebbe comunque bene che il ministero dell’Interno avesse sin d’ora ben chiari il valore, le capacità e il ruolo – sussidiario e non solo – del nostro comparto nella produzione di sicurezza nel sistema paese. I nostri lavoratori possono e dovrebbero poter contribuire in maniera assai più significativa. Ma perchè ciò accada occorre che vengano allentate le attuali briglie normative e regolamentari, che ad oggi generano un continuo aumento dei costi (non bilanciati da un recepimento del maggior valore del servizio) e che ci impediscono di esplorare nuovi mercati che all’estero sono invece pane quotidiano per le imprese.