Vigilanza privata, regolamenti di servizio e concorrenza sleale: a volte ritornano

a volte ritornano

Ciò che è uscito dalla porta è rientrato dalla finestra. Non è possibile che i Questori, anche con le nuove regole e i conseguenti ammodernamenti tecnici e tecnologici, continuino a porre sulle spalle degli istituti di vigilanza prescrizioni ai regolamenti interni con drammatici risvolti economici“.

Queste le parole di Marco Stratta, Segretario dell’ANIVP, di fronte alle prescrizioni imposte dal Questore di Milano in un regolamento di servizio di vigilanza. Prescrizioni più onerose di quanto già previsto, a livello nazionale, dal DM 269/2010.

Un esempio? Il Questore di Milano ha introdotto una prescrizione,  valida per tutti i territori dove si è autorizzati ad operare, per la quale i servizi su allarmi in orari notturni debbano essere svolti sempre con due guardie giurate. Questo mentre il DM capacità tecnica ne prevede una sola – ma armata, con giubbotto antiproiettile e torcia, e comunque abilitata a richiedere rinforzi in centrale e ad attendere l’arrivo del collega o delle forze dell’ordine in caso di necessità.

La questione è più ampia di quel che appare, perchè – prescindendo per un istante dal dubbio, fondato, che a certe condizioni alcuni servizi possano risultare antieconomici (considerato anche che le tariffe di legalità sono decadute), lo scopo delle nuove norme era quello di armonizzare le disparità di trattamento “superando i particolarismi delle realtà territoriali” (citazione dal Vademecum-Vangelo)

Vademecum operativo definitivo
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con regole certe sul piano nazionale.
Poste quindi una serie di regole minime, sotto le quali i regolamenti di servizio non potevano scendere, restava in capo al Questore la facoltà di applicare politiche più restrittive dettate da specifiche necessità di pubblica sicurezza (un intervento su allarme ad Aosta non è uguale ad un’ispezione notturna a Scampia, è ovvio).

Con l’unificazione delle licenze, però, le scelte del Questore possono oggi avere anche valenza su tutto il territorio nazionale, quindi è più che mai essenziale tenere in debita considerazione che Aosta, appunto, non è Scampia.
Altrimenti si rischia di spalancare le porte a fenomeni di concorrenza sleale – non solo dai parte dei portierati che svolgono impunemente servizi analoghi, ovviamente a condizioni e a prezzi del tutto diversi, ma anche da parte di altri Istituti di Vigilanza Privata che hanno chiesto l’estensione di licenza e che, magari per mancanza di coordinamento nell’approvazione dei regolamenti, potrebbero risultare favoriti rispetto a quanti accentrano la licenza, ad esempio, su Milano.

Sia beninteso, nessuno si vuole sottrarre alle prescrizioni dell’autorità tutoria, nè tanto meno lucrare sulla sicurezza dei lavoratori (tra l’altro non è sempre con l’uomo in più che si garantisce maggiore sicurezza), ma forse sarebbe utile discutere su quali siano effettivamente le situazioni dove la pubblica sicurezza venga messa palesemente a rischio, prima di prevedere prescrizioni più restrittive a valenza nazionale.
Ecco perchè “appena ci è stato segnalato dagli associati cosa prodotto dalla Questura di Milano, abbiamo provveduto a scrivere subito e a coinvolgere la nostra federazione di appartenenza per il supporto necessario. Auspichiamo ci venga dato un incontro a breve, anche se temiamo che la strada dell’impugnativa sia inevitabile”- conclude Stratta.

Noi ci limitiamo a riportare la lettera inviata da Federsicurezza al Questore di Milano: clicca sotto per leggerla.

Lettera di Federsicurezza al questore. Roma 19 settembre 2012
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