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ROMA – Dopo quattro anni di alti e bassi, accelerazioni e frenate, rotture e riappacificazioni, si è interrotto il confronto per il rinnovo del contratto nazionale della Vigilanza Privata tra Filcams-Cigl, Fisascat-Cisl, Uiltucs-Uil e Assiv, Legacoop/Agci.
Nell’incontro del 26 novembre, quando ormai sembrava di essere in zona Cesarini e alla presenza dei segretari generali delle OOSS, le rappresentanze datoriali (orfane peraltro di Confcooperative) hanno dichiarato che non sussistono più le condizioni per rinnovare il contratto nazionale.
E tanti saluti.

Motivo? Troppa distanza tra le posizioni su temi portanti, quali: orario di lavoro, classificazione del personale, servizi fiduciari. “Il documento che hanno elaborato” – illustra Sabina Bigazzi, responsabile vigilanza privata in Filcams Cgil – “è frutto, soprattutto sui punti più spinosi, di un equilibrio fra imprese, e quindi una sommatoria delle singole specifiche richieste. Da qui la rigidità nel trovare una mediazione con i sindacati”. Non resta, quindi, che minacciare la mobilitazione.

Più possibilista Fisascat Cisl, nelle parole del Segretario Nazionale Vincenzo dell’Orefice, “in coerenza con l’impostazione improntata a ragionevolezza ed equilibrio che da sempre abbiamo avuto e preservato, ci attiveremo per ricondurre gli attori di questo complesso negoziato a intraprendere nuovamente un confronto di merito, poiché siamo certi che l’ulteriore sfilacciamento delle relazioni fra le OO.SS. e le associazioni datoriali sopra menzionate produrrà unicamente la balcanizzazione del settore e non farà conseguire risultato alcuno alla categoria che da troppo tempo ormai aspetta il rinnovo del proprio CCNL”.

Per chi non avesse le idee chiare sull’espressione, “balcanizzazione” indica una situazione
contraddistinta da continue disgregazioni, che alimenta la parcellizzazione di un settore di per sé instabile (e – aggiungiamo – ampiamente funestato da guai tutti suoi), rendendolo sempre più debole e sempre meno appetibile. Forse sarà anche per questo che il ministero della Difesa ha salvato l’acquisto di cacciabombardieri per il trasporto di ordigni nucleari (mica giuggiole), e ha scelto invece di tagliare l’affidamento alla vigilanza privata di alcune aree del Segretariato generale della Difesa e Direzione nazionale degli armamenti.

Indubbiamente – come dichiara Luigi Gabriele, Presidente di Federsicurezza – la nuova battuta d’arresto nelle trattative non porta certo luce nell’attuale garbuglio contrattuale, tuttavia “rimuove una situazione di estrema pericolosità per il settore: la presenza di un doppio tavolo negoziale sulla vigilanza privata. Per parte nostra, non avendo avuto esito positivo i tentativi di ricomposizione datoriale, possiamo serenamente annunciare la ripresa delle trattative tra Federsicurezza e Filcams, Fisascat e Uiltucs per il rinnovo del contratto collettivo nazionale per dipendenti da Istituti di vigilanza privata.

Eggià, perché è ancora attivo un altro tavolo che discute il rinnovo del CCNL della vigilanza privata, ad esclusione dei servizi fiduciari.
“Il prossimo 18 dicembre – prosegue Gabriele – ci renderemo disponibili a risolvere in
prima battuta i problemi emergenti (a partire dal florilegio di contenziosi sull’indennità di vacanza
contrattuale), ma anche, ove incontrassimo la disponibilità delle rappresentanze sindacali, a discutere il rinnovo del contratto della vigilanza privata, ad esclusione dei servizi fiduciari. Per queste figure siamo disponibili, se del caso, a portare avanti due verticalità parallele, purché siano prive di punti di contatto o di scivolose commistioni tra guardie giurate e operatori fiduciari”.

La buona notizia è che almeno il recesso unilaterale, a suo tempo paventato da Federsicurezza, sembra sospeso.
E a proposito di servizi fiduciari e portierati, sembra che stia procedendo, con prossimo incontro fissato per il 10 dicembre, anche il tavolo aperto tra Anisi (Associazione Nazionale Imprese Servizi Integrati), Più Servizi (nuova confederata Federsicurezza), Anivp– Servizi Integrati e Uiltucs Uil. L’obiettivo è dare una cornice contrattuale alle figure che rientrano nella famosa “area grigia”.

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