Vigilanza Privata, rinnovo CCNL e lavoro usurante: il pensiero di Federsicurezza

Si moltiplicano sui social e non solo le critiche sulla gestione del rinnovo del CCNL della Vigilanza Privata e dei Servizi di Sicurezza (a proposito: alzi la mano chi si è accorto della nuova definizione di “Servizi di sicurezza”, che sostituisce quella precedente di “servizi fiduciari”). Il tema si insinua in un momento di particolare focus del Governo in materia di politiche del lavoro: le importanti modifiche intervenute alle normative di settore durante le fasi più critiche dell’emergenza e l’annuncio di Conte della prossima fine di Quota 100, con tutte le implicazioni del caso in materia pensionistica, accendono il dibattito, soprattutto per attività certamente usuranti (ma non codificate come tali) come la vigilanza privata e il trasporto valori. Ne abbiamo parlato con Luigi Gabriele, Presidente di UNIV  e di Federsicurezza.
Avete appena concluso una lunga tornata di consultazioni con le parti sociali per il rinnovo del famigerato CCNL della vigilanza privata, scaduto dal 2015. Sono stati fatti passi avanti?

I lavori proseguono, con il rilascio ad oggi di oltre 20, e assai circostanziati, documenti che richiedono ovviamente profonde analisi e verifiche. La somma dei tanti argomenti in gestazione impone di necessità una pausa per valutare la percorribilità dell’intero percorso tracciato. Se quindi i lavori in formazione collegiale ripartiranno il 21/10, nelle more abbiamo anche previsto una riunione ristretta per il prossimo 15/10.

L’insostenibilità di Quota 100 sul lungo periodo è venuta a galla e il Presidente Conte, nello specificare che non verrà rinnovata, ha annunciato però una riforma delle pensioni, con particolare focus sulla riformulazione della lista dei lavori usuranti. Una nuova possibilità per la vigilanza privata?

Il tema del lavoro usurante, con i benefici che ne conseguono in termini di anticipazione dell’età di pensionamento, è per il nostro settore ad oggi limitato ai lavoratori che operano in orario notturno, che raggiungano il moltiplicatore e il quoziente richiesti dalla legge.  Non è dunque una classificazione che ad oggi interessi il comparto nel suo complesso, ma è da valutarsi caso per caso: sarebbe invece a mio avviso utile agire organicamente, o quanto meno operare un’analisi più ampia, per un settore che indossa le armi.
E’ curioso però, me lo lasci dire, che sia il Presidente del Consiglio dei Ministri, di certo in altre faccende affaccendato, ad interessarsi della vigilanza privata e non l’amministrazione dell’Interno.
O forse dobbiamo presumere che il nostro ministero di riferimento intenda demonizzare la vigilanza armata a favore di servizi fiduciari generalizzati? Un’ipotesi ardita, me ne rendo conto, ma i perduranti silenzi dell’istituzione che dovrebbe dialogare con noi più di ogni altra fanno ormai pensare di male in peggio