Guardie giurate nelle carceri: una novità… classe 1996

03 Dic 2013

di Ilaria Garaffoni

prigione-cellaUn visionario come Oscar Farinetti, inventore del marchio Eataly e promotore del megaprogetto di parco agroalimentare in una Bologna orfana ormai anche del figliol prodigo Motor Show, ritiene che la sicurezza abbia un futuro, e pure un presente. Basta avere coraggio e pensare innovativo. Lo ha detto ad un incontro organizzato da Assovalori: riprendendo un concetto enunciato anche dal Presidente di Assiv qualche giorno prima, Farinetti ha parlato di introdurre le gpg nelle carceri.
Un tema, spiace dirlo, che di innovativo ha ben poco. Se ne parla infatti almeno da vent’anni, tanto che la Sipro, nel lontano 1996, aveva già presentato al ministero dell’Interno un articolato progetto di cost-saving per lo Stato basato proprio sull’utilizzo di guardie giurate nelle carceri e mutuato da un’esperienza estera consolidata come quella americana. Era un progetto integrato di edilizia carceraria, tecnologie di sicurezza e vigilanza privata.
Inutile dire che finì male: la cortina di ferro tra pubblico e privato era allora fittissima e parlare di affidare le carceri a degli operatori privati suonava come una bestemmia alle orecchie di un ministero legato ad un TULPS classe 1934. Ma oggi la risposta ministeriale potrebbe essere diversa.


L’apertura legislativa all’utilizzo di operatori privati per servizi di antipirateria marittima, che segue un impiego ormai consolidato di guardie giurate in aeroporti, stazioni e porti, seppur con diverse problematiche in corso d’opera, potrebbe infatti essere considerato un punto di svolta per abbattere la cortina di ferro tra pubblico e privato.
Con una riforma della vigilanza privata che si incardina su qualità e capacità tecnica, con il decreto sulla certificazione in dirittura d’arrivo e mettendo diversi punti fermi in materia di formazione del personale, che sarà anch’essa oggetto di un decreto, forse i tempi possono dirsi maturi quanto meno per cominciare a discutere di guardie giurate nelle carceri” – dichiara Vincenzo Acunzo, Coordinatore Vigilanza Privata presso il Ministero dell’Interno.

E del resto, parliamoci chiaro: se le guardie giurate vengono impiegate dal 1999 in funzioni di sicurezza sussidiaria (perché in aeroporto le gpg svolgono funzioni antiterrorismo in ausilio alla Polaria e lo stesso vale per stazioni e porti), e se negli stadi ci sono dei privati che diventano pubblici ufficiali per la durata del loro servizio d’ordine domenicale, perché ci dovrebbe scandalizzare tanto a parlare di privati nelle carceri? In USA si fa da sempre, con risparmi per l’Amministrazione pubblica che oscillano tra il 12% ed il 58%.

Ma in Italia occorrerebbe un importante cambio di passo: dalla diversa qualificazione professionale dei vigilantes (pubblico ufficiale, ausiliario di PG…le proposte si sprecano) ad una diversa tutela – e relativo trattamento economico – degli addetti, visto che si tratta di un servizio ad alto rischio. Pendono già varie proposte di legge per modificare lo status delle gpg.
L’ultimo in ordine di tempo si deve a Mino Taricco (PD), primo firmatario di un’interrogazione parlamentare al ministro della Giustizia sul tema della riqualificazione e tutela del lavoro delle guardie giurate. Taricco chiede di ridefinire i requisiti minimi di qualità e sicurezza richiesti alle aziende del settore per operare nel mercato e rilancia la possibilità di ampliare il raggio d’azione di tali figure, suggerendo la possibilità di un loro impiego “in settori alle stesse oggi precluso, ed anche eventualmente con il riconoscimento di compiti che comportino esercizio di pubbliche funzioni”.
Chissà che tra queste funzioni non possa rientrare anche la polizia penitenziaria.

Clicca qui per scaricare Interrogazione parlamentare gpg (PD) 2013

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