Prossimità al cliente, nuove aree di business e marketing per la vigilanza privata 3.0

19 Nov 2014

di Ilaria Garaffoni

evento-federsicurezza-firenze-2014FIRENZE – Firenze non si caratterizza certo per la sua pericolosità (nel 2013 sono addirittura calati i furti in abitazione e d’auto), ma – come in tutte le ex-isole felici – la percezione del degrado e di una risposta deficitaria delle istituzioni mostra un peso rilevante, soprattutto se nel contempo aumentano proprio quei reati che, per le loro modalità esplicative, alimentano il senso di vulnerabilità. Risultato: secondo i cittadini toscani negli ultimi due anni la criminalità appare aumentata, soprattutto la sera e tra le mura di casa. Questa la sintesi di un’indagine Format Research commissionata da Federsicurezza, federazione che raccorda le Associazioni della Vigilanza Privata e le realtà della Sicurezza Sussidiaria, e rilasciata in anteprima il 18 Novembre 2014 al convegno “Vigilanza 3.0: innovare l’attualità”.
La folta presenza di Confcommercio locale ha raccontato di un sistema che sembra premiare l’illegalità e di risposte inadeguate delle forze pubbliche di sicurezza, da cui il monito ad “agire sì, ma senza reagire”.
Come? Mettendo la sicurezza privata al centro. Oltre 6 intervistati su 10, vorrebbero infatti vedere più vigilanza privata nel territorio toscano – con un approccio ben lontano da quello di certa politica che grida allo scandalo della “militarizzazione del territorio”. Una vigilanza richiesta dunque a gran voce e che tuttavia è ancora appaltata al prezzo più basso, nonostante il monito dello stesso Viceministro all’interno Filippo Bubbico.
Una vigilanza che addirittura è stata sospesa dai servizi su alcuni mezzi pubblici “non perché costasse troppo, ma perché costava in assoluto”, come ha ricordato Luigi Gabriele, Presidente di Federsicurezza.
Del resto troppo spesso si dimentica che gli Istituti di Vigilanza sono imprese, benché sui generis, e devono fare i conti con i numeri. Questa miopia ha contribuito ad originare il fallimento di alcuni protocolli “Mille occhi sulla città”, dove gli istituti erano chiamati a cooperare gratuitamente (e può star bene) ma senza ricavarne vantaggi nemmeno in termini di immagine e visibilità.

La bella notizia è che invece i cittadini sono disposti a contribuire alla spesa per la vigilanza privata con una percentuale ricavabile dalle tasse: secondo l’indagine Format parliamo quasi della metà degli intervistati toscani.
E le sinergie associative possono far sì che questa percentuale non superi uno “zero virgola qualcosa” del tributo locale. A Firenze il FIPE (Federazione italiana pubblici esercizi, leader nel settore ristorazione e intrattenimento), il SILB (associazione dei gestori dei locali da ballo) e ConfGuide (sindacato che raggruppa le guide turistiche), hanno gettato le basi per costruire, assieme a Federsicurezza, un modello condiviso anche in settori operativi poco esplorati dalla vigilanza privata (aree archeologiche, movida, centri commerciali a cielo aperto).
Il tutto sulla scorta di un “modello Firenze” di integrazione tra sicurezza pubblica e privata che potrebbe rappresentare una base di partenza sperimentata sulla quale ragionare, sotto l’egida e la guida dell’autorità tutoria, per disciplinare e perimetrare le nuove modalità di intervento. Il concetto chiave è una risposta privata al tema della prossimità verso la cittadinanza, sul solco di quell’idea – naufragata in Italia – di polizia di prossimità mutuata dall’esperienza francese. Concetto che si traduce in prossimità dell’Istituto di Vigilanza verso il proprio cliente, che necessita un ascolto attento delle sue esigenze e – perché no? – delle sue paure e malinconie.
Fondamentale in tal senso l’indagine, realizzata sempre da Format Research su un campione nazionale, e riferita al mercato SoHo (small business, home business, studi professionali, condomini). Per proporre un’offerta di vigilanza adeguata, molto utili sono alcuni indicatori per approcciare la domanda: dal cliente più sensibile al tema sicurezza (donne con famiglia e anziani), alla scarsissima conoscenza del fatto che un sistema d’allarme senza connessione ad un servizio di vigilanza serve a poco o nulla, fino al rilevante dato che chi abbandona un servizio di vigilanza non lo fa perchè insoddisfatto ma, simply, perchè ha cambiato residenza. E di nuovo torna il tema della prossimità al cliente.

E se prossimità era il leit-motiv della giornata, a maggior ragione il sistema associativo deve abbracciare questo nuovo approccio, creando sempre più occasioni di vicinanza territoriale verso gli Istituti associati.
Da qui l’idea di un roadshow di Federsicurezza itinerante su più tappe: dall’esordio fiorentino alla conclusione romana passando per Nord Est, Nord Ovest, Centro e Sud.
Soddisfatto il Presidente Gabriele: “per la prima volta in un congresso di settore non si è parlato solo di Decreti o tariffe, ma si sono esplorate nuove aree di business, sono stati offerti spunti di marketing e sono state indirizzate delle convenzioni finalizzate a costruire qualcosa di concreto”.  Appuntamento alla prossima tappa.

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