Blackbox

“Lo schema di regolamento sulle cd. black box, reso pubblico il 19 marzo 2013, non descrive il ruolo del ‘soggetto terzo che esegue l’attività di raccolta e analisi del dato e che fornisce – anche alle compagnie di assicurazioni, quindi agli utenti – la scatola nera in rapporto di outsourcing.
In questo modo solo le compagnie di assicurazione potranno fornire la scatola nera, impedendo ad altri soggetti di erogare un servizio utilizzando prodotti ex CEI 79/56, una normativa  che pare dimenticata dal Regolamento”. Lo denuncia Romano Lovison, Presidente di ANSSAT, Associazione Nazionale Servizi Satellitari e Telematici aderente a Federsicurezza – Confcommercio. ANSSAT chiede l’apertura di un tavolo di confronto con l’IVASS e il Ministero dello Sviluppo Economico.

ROMA – ANSSAT, associazione nazionale servizi satellitari e telematici, che raccoglie le principali società italiane operanti nel campo della radiolocalizzazione professionale, aderente a Federsicurezza – Confcommercio, ha inoltrato all’IVASS (Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni succeduto all’ISVAP) le proprie osservazioni relative allo schema di Regolamento per la definizione delle modalità di raccolta, gestione e utilizzo dei dati raccolti dai dispositivi elettronici che registrano l’attività del veicolo, meglio conosciuti con l’appellativo di scatola nera (o black box).

Tale schema di Regolamento, predisposto di concerto dall’IVASS, dal Ministero dello Sviluppo Economico e dal Garante per la protezione dei dati personali, è attuativo dell’art. 32, comma 1 bis, del DL 24 gennaio 2012 n. 1, convertito in legge 24 marzo 2012, n. 27 ed è stato reso pubblico il 19 marzo 2013, con riserva di accettazione di tutte le osservazioni pervenute entro il 30 Aprile.

Nel quadro delle osservazioni riportabili, ANSSAT e Federsicurezza hanno evidenziato che manca una compiuta descrizione del ruolo del “soggetto terzo” – in sostanza chi esegue tutta l’attività di raccolta e analisi del dato e che fornisce anche alle compagnie di assicurazioni, e quindi anche agli utenti, la scatola nera in un rapporto di outsourcing –  che opera nel rapporto tra “impresa” e “contraente”.
Di tale “soggetto terzo”, che pure è attore nel processo, non si riconosce il ruolo in modo formale.
E ciononostante, le imprese di assicurazioni si affidano a questo “soggetto terzo” per la raccolta, l’archiviazione, la conservazione e l’elaborazione dei dati trasmessi dai meccanismi elettronici affinché siano resi disponibili alle “imprese” ed ai “contraenti”.

Questa previsione consente di fatto alle sole compagnie di assicurazione di fornire la cd. scatola nera, impedendo ad altri soggetti di fornirla, e quindi di erogare un servizio utilizzando un prodotto che rispetti quanto previsto dalla normativa CEI 79/56.
Proprio tale norma, che pare esser stata del tutto dimenticata nel regolamento, ha ispirato le osservazioni di ANSSAT e Federsicurezza, nelle parole dei rispettivi Presidenti, Romano Lovison e Luigi Gabriele. Auspichiamo – affermano Lovison e Gabriele – che l’impianto sia rivisto affinché si preveda un mercato libero e senza zone franche che trovano tutela per legge. Sarebbe giusto che ogni utente potesse scegliere se disporre di una scatola nera fornita gratuitamente dalla propria compagnia di assicurazione, oppure fornita dal costruttore di auto in sede di acquisto e con un service provider accreditato per l’elaborazione dei dati, oppure da un’altra società ancora, che magari svolge anche attività di televigilanza contro i furti dei veicoli tramite sistemi di radiolocalizzazione che prevedono, nel servizio, la funzionalità di scatola nera con i dati utili alle compagnie di assicurazione per formulare la loro offerta di premio e preservarle dalle truffe”.

Anche questo – osservano Lovison e Gabriele – sarebbe importante per tutelare il mercato e tutti i competitor presenti, senza invasioni di campo (finora unilaterali, visto che l’attività di televigilanza è di competenza delle sole aziende abilitate a tale attività in base alla vigente normativa).
Per questo – dichiarano i Presidenti di ANSSAT e Federsicurezza – auspichiamo che il nuovo governo riverifichi attentamente se la previsione in oggetto pare davvero a tutela di tutti gli attori e non invece di una sola parte. Auspichiamo anche che il governo faccia tesoro delle esperienze passate: non si può infatti sottacere la sperimentazione dell’ISVAP, dove sono stati impegnati circa 7 milioni di euro, e di cui ad oggi non sono mai stati resi noti i risultati. Quali benefici effettivi sono stati generati dalla sperimentazione, a vantaggio delle compagnie e dei consumatori? Non parliamo poi dell’indefinibile vicenda SISTRI”.

ANSSAT e Federsicurezza chiedono quindi al Ministero e all’IVASS di aprire un tavolo di confronto per esaminare la problematica in un’ottica più ampia, anche alla luce delle eventuali osservazioni che sono state formulate dai vari soggetti interessati.

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