Vigilanza privata: caso Dual Service e allarme insolvenza per i network

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ROMA – E’ ancora bufera per i network che operano l’intermediazione nella vigilanza privata.
La richiesta di pre-concordato preventivo avanzata da Dual Service, tra le maggiori realtà di intermediazione attive nella sicurezza privata, rischia infatti di generare un insidioso effetto a cascata, che potrebbe travolgere i tanti Istituti di vigilanza privata affiliati, con gravissime ripercussioni sul fronte occupazionale.

Per chi non lo sapesse, i network sono società di intermediazione per servizi di sicurezza privata. Sono previsti dall’art. 115 del TULPS e non hanno bisogno di licenza prefettizia per operare.
Non essendo Istituti di Vigilanza Privata, non sono assoggettati all’autorità tutoria – tabelle di costo del lavoro incluse.
Esistono (pochi) network “puri”, che si limitano a svolgere attività di intermediazione, ma anche network “spuri”, che svolgono direttamente i servizi di sicurezza pur non essendo autorizzati.
Esistono infine network che acquisiscono l’appalto a prezzi stracciati e poi subappaltano il lavoro ad Istituti di Vigilanza compiacenti (che non pagano contributi, che non rispettano il CCNL ecc) oppure “costretti” ad operare sottocosto per sopravvivenza aziendale o per salvaguardare l’occupazione.

Sul tema c’è una proposta di legge pendente da anni e sono state promosse campagne di sensibilizzazione soprattutto verso i grandi committenti bancari, che dei network hanno sempre fatto un ampio uso.
Il divieto di intermediazione per sottoscrizione diretta di contratti da parte di soggetti privi di licenza ex art. 134 (network) è stato addirittura posto come condizione per la riapertura del dialogo con le parti sociali nel 2010, a scadenza naturale del CCNL.
Ma per ora tutto è fermo.

Per analizzare il rischio insolvenza Dual Service, le principali associazioni di categoria chiedono un incontro con il Ministero dell’Interno e l’Abi.