Gruppo Sirio: il futuro della vigilanza privata sta nella qualità dei servizi in remoto

19 Lug 2013

di Ilaria Garaffoni

Fabio-Poli SIRIO

La vigilanza privata è ad un bivio: deve scegliere se vuole cominciare a crescere o se intende restare piccola ed essere presto o tardi cannibalizzata dai grandi gruppi del facility management, della logistica e dei produttori di centrali di monitoraggio e sistemi d’allarme. Per Fabio Poli, Direttore Generale del Gruppo Sirio, il futuro del settore sta nel miglioramento dei servizi in remoto. Purchè siano di qualità.

Difficile parlare di futuro in un momento in cui tutto sembra franare sotto i nostri piedi, eppure sognare è la prima qualità che deve avere un imprenditore, in qualsiasi campo.  Lei cosa vede nel futuro della vigilanza privata?

E’ essenziale operare una distinzione tra i tre maggiori rami operativi, considerata la loro fisiologica diversità: mi riferisco ai servizi legati al denaro (trasporto valori, scorta e contazione denaro); ai servizi offerti dalla forza lavoro umana (piantonamento, intervento su allarme) e i servizi legati alla tecnologia (centrali operative).

Partiamo dal cash-in-transit, un segmento in particolare sofferenza e non solo a causa della crisi. Che direzione prenderà questo mercato?

I servizi legati al denaro oggi sono gestiti da poche grandi aziende sul territorio nazionale e stanno assumendo sempre più le caratteristiche di attività accessorie del servizio di trasporto. Del resto, a livello nazionale si stanno gettando le basi per fare in modo che non ci sia più differenza fra un fornitore di logistica per i beni e un fornitore di logistica per il denaro. Il rischio collegato a questa tendenza è che si diffonda la convinzione che non esista reale differenza fra il trasporto di grosse quantità di denaro e il trasporto di prodotti comuni.
Se si continuerà in questa direzione, gli istituti di vigilanza privata saranno tagliati fuori dal mercato.

E chi si sta imponendo al posto della vigilanza privata?

Le multinazionali della logistica, che dispongono di un potere contrattuale, economico e dimensionale enorme rispetto agli istituti di vigilanza. Ripeto: se si continua in questa direzione, probabilmente il trasporto valori, così come è offerto oggi, sparirà.

Passiamo allora al servizio più tradizionale e storico (e purtroppo anche più in sofferenza) della vigilanza: il piantonamento. C’è ancora margine?

Per questo genere di servizi, chi ha un patrimonio immobiliare consistente da gestire si rivolge sempre più spesso ad aziende che coordinano e svolgono servizi di facility management. Fornitori che offrono non solo risorse umane dedicate alla sicurezza, ma anche figure che nulla hanno a che spartire con la vigilanza privata: dal giardiniere all’addetto alle pulizie, dal catering fino all’addetto alla manutenzione degli impianti.

Perchè questa emorragia di servizi a favore dei facility management?

Oltre ad un impianto normativo che non specifica efficacemente quali servizi sono competenza esclusiva di quali figure e con quali professionalità, c’è di mezzo la crisi e gioca un ruolo non poco rilevante.
Le guardie giurate hanno infatti un costo orario importante, e, quando le organizzazioni devono fare una revisione di spesa, i primi costi che vanno ad aggredire sono quelli non direttamente collegati all’attività produttiva. Non è un caso che negli ultimi anni si stia intensificando il passaggio da guardie giurate armate dalla competenza attestata, ad addetti alla vigilanza non armati.

Dunque anche questo mercato si restringe. C’è all’orizzonte qualche servizio che resiste?

Resistono i servizi legati alla tecnologia. E questo nonostante le aziende multinazionali produttrici di dispositivi d’allarme stiano proponendo già da tempo, assieme alle apparecchiature, anche un servizio di monitoraggio svolto da una loro centrale operativa dislocata e molto distante rispetto all’immobile monitorato. In questo modo però il servizio è poco competitivo in termini di tempestività.
Prevedo tuttavia che, nei prossimi quattro/cinque anni, si assisterà a un forte sviluppo dei servizi offerti dalle centrali operative.

Con quali caratteristiche?
Gruppo Sirio ha già avviato l’iter per richiedere la certificazione 11068, che è quella specifica delle centrali di telesorveglianza. Lo stiamo facendo perché è molto richiesta, soprattutto dai grandi committenti che richiedono che i servizi erogati dalle centrali remote siano svolti da attività la cui competenza e i cui requisiti siano certificati. L’erogazione remota del servizio permette di risparmiare sulla presenza fisica dell’uomo sul posto, che è richiesta solo in caso di necessità, quindi il servizio è molto competitivo.

A proposito di costi: l’intero settore  – vittima anche dello strapotere delle committenze più rilevanti – lamenta una costante gara al ribasso ad opera dalla clientela, anche pubblica…

I clienti – ma anche i competitor – devono capire che, per proporre un buon servizio, non si può ottenere, nè offrire, sempre il prezzo più basso. A livello di dotazione tecnologica, di formazione del personale e di tempo dedicato, questi servizi presentano dei costi che rendono impossibile, a chi vuole offrire un servizio di qualità, pensare a strategie di vendita al ribasso.

Come educare la domanda alla qualità?

A mio avviso, siamo noi imprese della sicurezza a doverci concentrarsi sul miglioramento della qualità dei servizi in remoto. Dopo dovremo imparare a raccontare questa qualità, a renderla tangibile e godibile per il cliente. A quel punto la sapremo anche vendere al costo – o meglio al valore – che realmente merita.

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