ROMA – E’ positivo il bilancio del primo giorno di ripresa della trattativa per il rinnovo del CCNL della vigilanza privata tra le rappresentanze datoriali riunite in Federsicurezza e i sindacati Filcams – CGIL, Fisascat-CISL e Uiltucs-UIL. Le parti hanno ritenuto sussistenti le condizioni per proseguire con ulteriori incontri, già programmati per il 22 e 30 gennaio 2013. Questo tavolo, è bene specificarlo, si confronta sul solo rinnovo del contratto collettivo per dipendenti da Istituti di Vigilanza Privata , mentre per i servizi fiduciari è attivo un negoziato separato. Questo “per non penalizzare la già angariata Vigilanza privata con innesti spuri, atti solo a porre le basi per deleterie commistioni con la cosiddetta area grigia” – dichiara Luigi Gabriele, Presidente di Federsicurezza.
Tutti gli articoli di Ilaria Garaffoni
Ex-buttafuori e liste prefettizie: il 31 dicembre scade la proroga
ROMA – Il 31 dicembre 2012 scade la proroga – e quindi la possibilità di operare pur senza essere iscritti alle liste prefettizie – per gli addetti alla sicurezza nei luoghi di pubblico intrattenimento (buttafuori, per gli amici) che non abbiano ottenuto risposta dalle Prefetture entro 30 giorni dal deposito della domanda di iscrizione. Tale proroga (che ha modificato il decreto 6 ottobre 2009) è stata prevista in ragione dei ritardi nei corsi di formazione per “ex buttafuori” avviati dalle Regioni e delle lungaggini nel disbrigo delle pratiche di iscrizione ai registri prefettizi (clicca qui per saperne di più).
La deroga è tuttavia valida solo fino al 31 dicembre: dal 1 gennaio 2013, quindi, anche chi avrà lavorato fino alla fine di quest’anno non potrà proseguire ad operare se l’iscrizione non verrà regolarmente formalizzata. Ce la faranno le Prefetture a smaltire il lavoro?
Stop al CCNL: la vigilanza privata verso la balcanizzazione
ROMA – Dopo quattro anni di alti e bassi, accelerazioni e frenate, rotture e riappacificazioni, si è interrotto il confronto per il rinnovo del contratto nazionale della Vigilanza Privata tra Filcams-Cigl, Fisascat-Cisl, Uiltucs-Uil e Assiv, Legacoop/Agci.
Nell’incontro del 26 novembre, quando ormai sembrava di essere in zona Cesarini e alla presenza dei segretari generali delle OOSS, le rappresentanze datoriali (orfane peraltro di Confcooperative) hanno dichiarato che non sussistono più le condizioni per rinnovare il contratto nazionale.
E tanti saluti.
Vigilanza Privata: la cassa integrazione a fine 2012
Un terzo trimestre 2012 difficile per la vigilanza privata.
Secondo le rilevazioni ASSIV sull’andamento degli ammortizzatori sociali nel settore, nel 3° trimestre 2012 le ore autorizzate di cassa integrazione guadagni in deroga per le guardie giurate sono schizzate a 327.168, con una media di 692 unità per 61 imprese (erano 47 nel secondo trimestre).
E’ però calato l’uso di CIG straordinaria, le cui ore autorizzate risultano inferiori (70.327 contro 191.364). Rimane invece invariato il numero medio di guardie giurate beneficiarie (331 contro le 329 del secondo trimestre), ma aumenta il numero di imprese che ne hanno fatto ricorso (15 contro 8). Nei primi nove mesi del 2012 sono state infine conteggiate 2.094 domande di disoccupazione e 547 di mobilità.
Appalti e responsabilità solidale: nella vigilanza privata è un macello
Chi sa cos’è la responsabilità solidale alzi la mano.
Tecnicamente si riferisce alla solidarietà del Committente con l’Appaltatore (e ciascuno dei Subappaltatori) entro due anni dalla cessazione dell’appalto. La materia è stata oggetto di riforma da parte del Decreto Sviluppo n. 83/2012, che pone in capo al Committente (e Appaltatore) l’obbligo di farsi rilasciare dai “soggetti a valle” delle certificazioni attestanti la regolarità degli adempimenti fiscali e IVA collegati all’appalto. Solo tali certificazioni permetteranno a chi ha prestato i servizi per conto del cliente di essere pagati. Cosa c’entra con la vigilanza privata? C’entra perchè queste disposizioni, nate per l’edilizia, si applicano tout court anche in un settore – come il nostro – che ha volumi di singola fattura microbici rispetto agli appalti edili.
Risultato? Blocco dei pagamenti in entrata e un aggravio di costi amministrativi.














