UNI 10891 edizione 2022 (requisiti minimi obbligatori per gli Istituti di Vigilanza Privata)

A parecchi anni dalla prima edizione, ecco la versione 2022 della norma UNI 10891, che definisce i requisiti minimi obbligatori per la gestione degli Istituti di Vigilanza Privata e dei servizi erogati ai fini della valutazione della loro conformità ex UNI CEI EN ISO/IEC 17065 e legislazione vigente. Ce n’era bisogno, in un settore che nemmeno è riuscito a completare il processo di certificazione obbligatoria? “Non potendo eliminare la norma, si è cercato di renderla più utile agli operatori, evitando di creare ulteriori oneri ai loro danni”, dichiara Marco Stratta, Segretario Generale ANIVP e membro del gruppo di lavoro UNI.

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Dopo la pandemia, la guerra: ruolo della vigilanza privata

Dopo due anni di pandemia, infuria una guerra dai contorni sempre più fluidi. Il settore italiano della vigilanza privata potrebbe portare un contributo nella gestione di scenari e dinamiche così inediti? E le attuali corse al bancomat, visibili anche nel Belpaese, potrebbero dare una mano ad un trasporto valori che è stato messo in ginocchio dal Covid? Lo abbiamo chiesto ad Anna Maria Domenici, Segretario Generale di UNIV e di ConFederSicurezza.

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Vigilanza Privata e servizi fiduciari al centro di un forum a Montecitorio

Deroghe alla norma europea sull’orario di lavoro, nessun riconoscimento come lavori usuranti, uno status giuridico inadeguato ai rischi e un CCNL scaduto da 7 anni: questo lo scenario in cui si muove la vigilanza privata. Scenario di cui l’On Jessica Costanzo (M5S) si è sorpresa che i ministeri dell’Interno e del Lavoro fossero già a conoscenza. E certo, dopo la pandemia è arrivata la guerra e chissà quale altre priorità pioveranno dal cielo, ma nel frattempo le guardie giurate e gli operatori fiduciari non arrivano a fine mese, con un carovita e un’inflazione che non si vedevano da vent’anni. La soluzione, per l’On. Costanzo, è il salario minimo. Tema sempre in voga in campagna elettorale, ma che scompare regolarmente dall’agenda politica durante le legislature.

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Quando antipirateria fa rima con pazzia, meglio la proroga dell’esame

In questi giorni folli, in un’escalation che si fa sempre più incomprensibile e che scatena le reazioni indignate del mondo, parlare di follia con riferimento alle prassi operative del nostro ministero dell’Interno fa quasi tenerezza. Eppure è quella l’amministrazione che regola il settore della sicurezza pubblica ma anche della vigilanza privata. Ed è quel ministero che in 10 anni non ha saputo elaborare un testo guida per l’esame delle guardie giurate che a tutt’oggi svolgono (in deroga) i servizi antipirateria. Servizi di cui, temo, avremo sempre più bisogno, visto come gira questo pazzo, pazzo (lui sì) mondo. Il nostro anonimo Bastiancontrario lancia il solito sasso nello stagno e il suo “unico lettore” (in realtà sono tantissimi, ndR) gli risponde, sulle pagine di www.vigilanzaprivataonline.com

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Antipirateria: ancora proroghe per la formazione della vigilanza privata

Il Decreto Milleproroghe permette, fino al 31 dicembre 2022, di continuare ad impiegare nei servizi antipirateria le guardie giurate anche se queste ultime non hanno superato i corsi teorici-pratici richiesti dalla norma, purchè abbiano partecipato per almeno sei mesi, come membri delle Forze armate, alle missioni internazionali in incarichi operativi. Un’attenzione politica inattesa, viste le problematiche di ben più ampia portata che attraversano il paese, e che tuttavia – a distanza di 10 anni – ancora non affronta la questione della formazione prevista dal DM 154/09, limitandosi a procedere a colpi di proroghe. Ci auguriamo che chi ha lavorato in questi 10 anni sul campo nell’antipirateria si possa almeno evitare l’esame prefettizio.

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