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Il nuovo CCNL sulla “sicurezza sussidiaria” (dedicato a “ex-buttafuori“, investigatori privati e portierati)  continua a far parlare di sè, nel bene o nel male. Sabina Bigazzi, responsabile per la vigilanza privata in Filcams-CGIL, ci ha mandato una nota di commento, che pubblichiamo. A voi le considerazioni.

Alla Redazione di www.vigilanzaprivataonline.com

Il CCNL appena firmato dalla sola UGL con una poco conosciuta associazione datoriale suscita profondo sdegno. Innanzitutto vale la pena ricordare che l’UGL è firmataria, per accettazione, del CCNL della Vigilanza privata. Ci sono già altri contratti che impropriamente vengono applicati alle attività di Sicurezza sussidiaria, provocando dumping. Alcuni, però, almeno definiscono e delimitano la sfera in cui ciò è fattibile, pur rappresentando comunque una criticità in quel settore. Ad esempio, il CCNL Multiservizi delimita espressamente la sua applicabilità alle attività di reception in ambiente fieristico ecc, ma solo in caso di appalti multiservizi. Per la prima volta, invece, si sottoscrive un CCNL che volutamente lascia spazio all’interpretazione e sconfina in modo nebuloso nel settore della Vigilanza Privata. Eppure l’UGL è presente nella Commissione Consultiva Centrale che ha partecipato all’elaborazione del DM per quel settore…

Quanto sopra si evince dal Campo di Applicazione del CCNL, dove (oltre a parlare esplicitamente di controllo accessi ecc) si legge che l’elenco delle fattispecie non vuole essere esaustivo ma solo “esemplificativo” e che quindi il contratto può essere applicato ad altri settori per “somiglianza” (e perché non alla Vigilanza, allora?)

 Venendo invece ai contenuti relativi ai diritti:

1) tutte le figure relative alla sicurezza (ad esclusione delle investigazioni ecc.) sarebbero inquadrate al 6° livello, il più basso, con una retribuzione lorda iniziale di 930 €, che raggiungerebbe poco più di 1000 € nel 2013. A questi lavoratori viene applicato il lavoro discontinuo (durante l’orario di lavoro ci sarebbero momenti di attesa), il che significa che il tempo pieno non è di 40 ore settimanali (173 mensili), ma di 45 (ossia 195 mensili). Quindi la retribuzione mensile va suddivisa su 195 ore, portando ad una retribuzione lorda oraria di poco più di 5 €.

2) non è prevista la 14a mensilità

3) sono previsti 26 giorni di ferie e nemmeno un permesso retribuito (nemmeno le 4 ex festività)

4) sono presenti tutte le forme di lavoro atipico e precario, ivi compreso il Co.Co.Pro, per il quale è addirittura prevista la retribuzione oraria (cosa assolutamente inammissibile per la natura stessa di quel rapporto di lavoro, che si verrebbe così ad identificare come “subordinato”).

5) sembra che l’ente bilaterale debba essere in parte finanziato dai lavoratori.

Insomma, è un CCNL che va bene solo alla parte datoriale. Inoltre alcune parti sono frutto di un pasticciato copia ed incolla di altri contratti, tant’è che si parla di un 7° livello …che non è nemmeno previsto nell’inquadramento del personale!
Questo contratto dovrebbe però far riflettere le controparti della Vigilanza privata innanzitutto sul rapporto che hanno con l’UGL, ma anche sull’occasione – che potrebbe essere recuperata – che è stata loro offerta con la presentazione di piattaforme che estendevano il campo di applicazione a tutta la sicurezza sussidiaria.
Dopo questo CCNL, diventa ancora più urgente la ripresa del confronto sul CCNL della Vigilanza privata. Cosa si aspetta, dunque?

Sabina Bigazzi, responsabile per la vigilanza privata in Filcams-CGIL

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