Vigilanza Privata: prima di allargare il business, serve pulizia

30 Nov 2021

di Ilaria Garaffoni

Riceviamo e pubblichiamo l’ interessante contributo di una Guardia Giurata che segue con attenzione (e non poca apprensione) gli sviluppi delle macro dinamiche del settore. Nel ripercorrere alcuni fenomeni che hanno originato distorsioni di mercato ad oggi  probabilmente irreversibili, questo lavoratore ci richiama ad un nuovo angolo di osservazione, semplice e concreto: fare pulizia nel settore vigilanza privata se si vuole pensare di fare sicurezza.

Facciamo un esame di coscienza e recitiamo un mea culpa

Danilo Ferri 

Vorrei direi anch’io la mia sulla presa in carico, da parte della Guardia di Finanza, della vigilanza della Zecca di Stato. Non conosco, ma sembrerebbe che non le conosca nessuno, le motivazioni pratiche ed operative che hanno portato ad una decisione così drastica. A me cittadino senza alcun interesse personale, non sembra poi così scandaloso che lo Stato utilizzi le forze armate per proteggere un bene prezioso come la Zecca di Stato. Mi sembra più scandaloso che una Banca a partecipazione privata, formata da banche e assicurazioni, come Banca d’Italia, utilizzi i Carabinieri per la vigilanza delle proprie sedi ed il trasporto del suo contante. Mi sembra ancora più assurdo che per il calcio si mobilitino migliaia di forze dell’ordine a carico dello Stato.

E come Guardia Particolare Giurata con oltre 35 anni di servizio operativo, svolto praticamente in tutti i settori, credo che gli istituti di vigilanza e le loro associazioni dovrebbero iniziare un esame di coscienza e recitare un “mea culpa”. Perchè? Perchè a distanza di anni dalla modifica del TULPS, del DM 269/2010, della Legge 81/08, molte delle aziende del settore ancora non rispettano queste normative, mentre le altre le rispettano in modo “disinvolto” – in base ai tipi di appalti, ai profitti che ne derivano ed all’attenzione dei contraenti. E nel calderone del rispetto delle regole aggiungerei anche il CCNL, il cui obbligo è citato nel DM 269/2010 ed il cui mancato rinnovo, a mio parere, viene utilizzato come “leva” per stimolare lo Stato alla modifica del TULPS.

Per chi conosce i regolamenti, è facile notare anomalie ed incongruenze nel modo di operare degli addetti alla vigilanza, con il benestare dei datori di lavoro e delle stesse committenze. A mio parere, esistono dirigenti che cercano di aggirare le regole solo per tenere testa alla concorrenza e garantirsi guadagni immediati. Purtroppo la cronaca ci ha insegnato che spesso queste modalità operative si concludono con il fallimento anche di colossi aziendali o con condanne legali. Inoltre è diventato di uso comune abbassare gli stipendi nel settore, con la conseguenza di avere personale disposto a tutto pur di fare ore e sopravvivere. Le aziende stanno provocando una perdita di professionalità ed entusiasmo nei lavoratori e questa situazione prima o poi si ripercuoterà sul settore con conseguenze disastrose per la clientela e la comunità.

Le organizzazioni e gli imprenditori chiedono a gran voce al Governo di modificare il TULPS e di estendere le attività delle Guardie Giurate alla protezione delle persone. Ma nelle condizioni in cui siamo, a mio parere si tratta di una richiesta folle. Perchè oggi la Vigilanza Privata non è pronta a causa delle sue stesse scelte: in troppi casi non ha addestrato seriamente le guardie, le quali si trovano spesso ad affrontare situazioni che afferiscono all’ordine pubblico con l’unico bagaglio del “sentito dire” e dell’esperienza sul campo, ignorando spesso gli stessi dettami di legge. L’azienda si giustifica consegnando della documentazione informativa via email o cartacea al personale, ma quasi mai verificandone il concreto apprendimento. Inoltre abbiamo lavoratori demotivati che tentano di sopravvivere con stipendi tanto bassi da rasentare lo stato di povertà. Ho conosciuto colleghi che con le lacrime agli occhi si sono dovuti licenziare per fare mestieri più retribuiti. Era gente che credeva nel senso del dovere, nella missione del nostro settore, che è quello di proteggere la comunità.

Perché il nostro settore serve la comunità: senza di noi si fermano i controlli a porti, aeroporti, stazioni, metropolitane, servizi sanitari, Sert, distribuzione del danaro tramite sportelli postali, bancari e bancomat. Noi siamo realmente necessari e proprio per questo la professionalità, l’addestramento il giusto compenso sono indispensabili. Se crolla il nostro settore, crolla il benessere della comunità. Le aziende si giustificano con la concorrenza sleale, ma spesso quella stessa concorrenza è collegata direttamente o indirettamente agli stessi nomi che gestiscono il settore sicurezza. Eppure basterebbe denunciare chi si comporta illegalmente o slealmente.
Negli appalti, le stesse aziende della sicurezza hanno permesso ai clienti di gestire le guardie e la loro operatività, le stesse aziende hanno incrementato la vigilanza non armata anche laddove dove era obbligatorio l’uso di GPG. Tutto questo ha portato ad un ribasso selvaggio dei prezzi, che ha costretto anche le aziende oneste a trovare degli escamotage per sopravvivere.

Le associazioni e gli imprenditori dovrebbero studiare delle soluzioni per obbligare il settore a ritrovare la retta via. Si ribatterà che imprenditori e associazioni non sono il Ministero e che quest’ultimo dovrebbe fare rispettare le regole. Ahimè temo che se intervenisse lo Stato in modo drastico, molte aziende rischierebbero di chiudere e molti appalti, pubblici e privati, si bloccherebbero, creando un disastro economico e sociale che, alla fine, verrebbe pagato come sempre dai lavoratori. Per questo la soluzione la dovrebbero trovare gli stessi imprenditori con la collaborazione delle associazioni, ognuno facendo pulizia in casa propria.

Una soluzione non esaustiva, troppo semplicistica? Ricordo che molte aziende hanno trovato ottime soluzioni tecniche ed operative ascoltando i suggerimenti dei loro operai, e i frutti, a distanza di anni, sono stati tali da inserire all’interno di quelle aziende dei sistemi per permettere abitualmente di attivare questi suggerimenti. Sono convinto che se ogni tanto si scendesse dal proprio piedistallo si potrebbero vedere problemi che dall’alto non si vedono, ammesso che si vogliano davvero risolvere.

Perché parliamoci chiaro: la possibilità di un allargamento di mercato inserendo la vigilanza alla persona nel TULPS sicuramente darebbe uno slancio economico al settore, con possibilità di appalti per la vigilanza all’estero, magari vigilanza e trasporto detenuti, anche scorta alle persone (magari anche ai giudici e politici), però, stranamente si sta già cercando di evitare l’addestramento a carico delle imprese, infatti sono già stati firmati degli accordi per utilizzare, in certi servizi, personale proveniente dalle forze armate dello Stato. Questo mi fa pensare male, ossia che si arriverà a doversi arruolare in un corpo armato dello Stato per poter accedere ad alcuni servizi di Vigilanza Privata.

Forse sono un idealista, ma ho passato una vita a svolgere mansioni al servizio della comunità e oggi non voglio vedere crollare il mio mondo per colpa di imprenditori ciechi e avidi. Cambiare il TULPS ed allargare il mercato della vigilanza alla persona è di certo la strada giusta, però sono convinto che prima si debba pretendere una pulizia profonda ed una rivalutazione economica del personale. Quello che ho scritto è un parere personale che ha il solo intento di stimolare a guardare il mondo della sicurezza da più angolazioni e non da una soltanto, perché imprese e associazioni hanno la responsabilità di prendere decisioni che definiscono di fatto il futuro del settore nel suo complesso.

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