Con la conversione in legge del decreto n. 62/2026, il Governo introduce importanti misure in materia di occupazione, contrasto al caporalato digitale, tirocini, somministrazione di lavoro, collocamento delle persone con disabilità e incentivi alle assunzioni. Ma il punto centrale della riforma, e di particolare interesse per il settore vigilanza privata e sicurezza, è il “salario giusto“.
Non parliamo del salario minimo per legge che tanto fece discutere, ma del trattamento economico complessivo (TEC) previsto dai CCNL sottoscritti dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative (i cd. contratti leader). Il TEC non si limita alla paga base, ma comprende anche mensilità aggiuntive, indennità fisse, welfare contrattuale e gli altri istituti economici riconosciuti alla generalità dei lavoratori.
Attenzione: chi non rispetta questo parametro non può accedere agli incentivi pubblici. Obiettivo della riforma è anche infatti contrastare il dumping contrattuale e i CCNL “pirata”.
La legge interviene anche sui rinnovi (tema molto serio per la vigilanza privata, che nell’ultima tornata ha totalizzato 8 anni di ritardo): se il CCNL non viene rinnovato entro nove mesi dalla scadenza, le retribuzioni saranno automaticamente adeguate, salvo diversa previsione contrattuale, al 50% della variazione dell’Ipca-Nei.
Le nuove regole si applicheranno ai contratti in scadenza dall’entrata in vigore della legge, mentre per quelli già scaduti decorreranno dal 1° gennaio 2027.















