Censis: meno reati, più paura. Ma c’è fiducia nella vigilanza privata

Il 2° Rapporto sulla filiera della sicurezza in Italia, realizzato dal Censis in collaborazione con Federsicurezza e presentato il 20 aprile in una conferenza online condotta da Luca Telese, ha messo sul piatto dati e spunti di riflessione sull’andamento dei reati durante l’emergenza, sulle paure degli italiani e su come l’offerta di sicurezza (pubblica e privata) venga percepita dalla cittadinanza. Il primo dato, illustrato da Anna Italia (Censis), è che l’allarme sociale resta alto nel paese anche se la criminalità è in forte calo, e mostra come – complice il distanziamento sociale – si stia affermando una paura dell’altro, anche tra i più giovani, rivolta verso l’intera società. La pandemia ci ha tra l’altro regalato la categoria dei panofobici: 6 milioni di italiani che vivono in ansia permanente, soprattutto donne e moltissimi giovani.

Il dato preoccupa Annagrazia Calabria (Vice presidente della Commissione Affari Costituzionali alla Camera per Forza Italia): “la politica ha il dovere di avvicinare le forze pubbliche di sicurezza alla cittadinanza: in passato abbiamo proposto la figura del poliziotto di quartiere. Le parole chiave per uscire dall’impasse sono prevenzione e sussidiarietà tra forze di sicurezza pubblica e privata, con il riconoscimento di tutte le tutele del caso agli operatori privati ed un incentivo a formazione e lotta all’abusivismo e a forme di sicurezza deprofessionalizzata”.

E sulla sicurezza privata l’indagine Censis mostra che gli italiani riconoscono il ruolo essenziale svolto dagli addetti alla sicurezza privata in pandemia: il 50,5% ha fiducia nelle guardie giurate e negli operatori della sicurezza privata, il 55,7% è convinto che il settore avrebbe bisogno di un maggiore riconoscimento sociale e il 44,2% darebbe la possibilità alle guardie giurate di effettuare fermi ed arresti. Tra le questioni più discusse vi è quella di allargare il campo di intervento delle guardie giurate alla tutela della persona mediante il riconoscimento della qualifica di agente di polizia giudiziaria limitatamente all’esercizio delle proprie funzioni. Una possibilità già prevista per chi svolge i servizi antipirateria, che, se estesa e adeguatamente normata, potrebbe innalzare il livello di sicurezza della popolazione e delle stesse guardie giurate, oltre che facilitare l’introduzione di normative per svolgere le funzioni di guardia del corpo e di contractors di aziende che operano all’estero. Così come da più parti si avanza l’ipotesi di elevare lo status giuridico delle guardie giurate da incaricato di pubblico servizio ad agente ausiliario di pubblica sicurezza.

Per Nicola Molteni (Sottosegretario di Stato all’Interno) “al netto della pandemia, la sicurezza deve essere sempre più integrata. Si può discutere di allargare le aree d’azione della vigilanza privata ma prima occorre approvare rapidamente il Decreto sui requisiti minimi di formazione, competenza e preparazione di tutti gli operatori. Urge poi trovare un punto di sintesi tra imprese e lavoratori: alla vigilanza privata vanno riconosciuti dignità e tutele”.

Per Alberto Pagani (Capogruppo PD in Commissione Difesa) “è fondamentale un più efficace interscambio di dati tra forze pubbliche e private. Penso solo alla videosorveglianza: integrare le informazioni raccolte dalle telecamere pubbliche e da quelle private in una rete unica garantirebbe un controllo del territorio più capillare. Immagino nuovi compiti delegati alla vigilanza, ma non si deve a mio avviso partire dal compito, bensì dal piano pubblico che prevede dei compiti, che ne delega una parte al privato e che ne definisce formazione e certificazione”.

Simile la visuale di Emanuele Prisco (Deputato di Fratelli d’Italia e membro della I Commissione – Affari costituzionali, della presidenza del consiglio e interni): “bisogna ripensare le nostre città a misura di sicurezza: in questo contesto la sicurezza deve essere integrata e si deve anche affrontare il tema dello status giuridico della gpg, sul quale sembra ravvisarsi anche una sensibilità dei cittadini. Nel futuro del settore vedo l’attività all’estero: i tre DDL in cantiere potrebbero trovare punti di convergenza, non solo per riportare fatturato e tasse in Italia, ma anche per proteggere i segreti strategici del paese”.

Mario Perantoni (Presidente della Commissione Giustizia eletto con il M5S) pone infine l’accento sulla giustizia: “la sicurezza è uno dei pilastri sui quali si fondano il ruolo e la legittimazione dello Stato. La giustizia riveste un ruolo fondamentale nel processo di produzione di sicurezza nel paese perché se la macchina giudiziaria non risponde adeguatamente in caso di violazioni delle regole, la sicurezza manca di uno dei suoi più essenziali presupposti”.

Nel suggerire un’attenta lettura dell’indagine, concludo rilanciando la domanda posta all’uditorio da Alberto Ziliani, in rappresentanza del Presidente di Federsicurezza: “con un’esigenza di sicurezza mai così urgente come in questa crisi pandemica, e a fronte della persistente carenza di risorse dello Stato, perché non fare appello all’expertise di soggetti disponibili e ampiamente preparati professionalmente quali i nostri operatori?”

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