Decreto guardia giurata: la circolare peggiora le cose?

21 Nov 2023

di Bastian Contrario

Basta che il Ministero dell’Interno batta un colpo che Bastiancontrario va su tutte le furie. Stavolta tocca alla circolare del 2/11 su rilascio/rinnovo dei decreti di guardia giurata. Spoiler alert: 1) il decreto continua a rilasciarlo il prefetto del luogo di residenza (non dell’operatività) del candidato; 2) i ritardi nelle pratiche restano invariati; 3) il modulo unico (che eviterebbe le disomogenità sul territorio nazionale) è scritto talmente male da complicare – e forse ritardare – ulteriormente le pratiche. Well done!

Avanti Borbone!

Il mio unico lettore avrà avuto come me un sussulto di gioia quando ha letto la circolare del 2 novembre del Ministero dell’interno che, in tema di procedimenti di rilascio/rinnovo dei decreti di guardia giurata, recitava (testualmente): l’istanza per il rilascio o rinnovo del decreto di guardia particolare giurata deve essere presentata…all’Autorità prefettizia della provincia ove la guardia giurata è destinata ad operare.” Gaudium magnum! Purtroppo il sussulto di gioia è durato poco (breve ma intenso), perché il giorno 8 è stata diramata un’errata corrige che ha chiarito che restano ferme le indicazioni del 2018 (i decreti li rilascia il prefetto del luogo di residenza della guardia).

Superata la delusione, però, chi scrive ha provato a leggere con attenzione la direttiva del 2 novembre che si pone l’encomiabile fine di porre rimedio alle disparità di trattamento che si registrano sul territorio nazionale ed ai ritardi nei rilasci e nei rinnovi dei decreti. Bene!

Ma come ha pensato di intervenire su questo annoso problema il Ministero? Con un bel modulo e pure sbagliato (sic)!

Infatti, intanto il “modulo” è unico per le due ipotesi di rilascio e rinnovo, ma essendo la documentazione da presentare diversa nei due casi, non è dato capire chi deve presentare cosa e quando. Per esempio, si considerano alternativi la certificazione INPS (o INAIL) e il modello Uni LAV, mentre è chiaro che la prima può (potrebbe) riguardare solo guardie già assunte (e quindi si parla di rinnovo del decreto) e non aspiranti guardie (per le quali ci vuole l’UniLAV, e quindi siamo in tema di primo rilascio). Ora, giacché parliamo di meri moduli, forse si poteva anche fare lo sforzo di prevederne due distinti.

Ma fin qui siamo ancora (quasi) in una questione di forma.
Il problema si palesa grave invece nella sostanza. Infatti, il modulo prevede che il richiedente (in caso di rinnovo evidentemente) deve allegare: “dichiarazione rilasciata dall’INPS e dall’INAIL attestante i regolari versamenti dei contributi previdenziali…”, ignorando che, come previsto dalla direttiva del 22 dicembre 2011 della Funzione Pubblica, le amministrazioni pubbliche e i gestori di servizi pubblici non possono richiedere o accettare atti o certificati contenenti informazioni già in possesso di un’altra amministrazione!

E comunque, a parte gli errori (gravi anche perché incidono sui diritti dei richiedenti e sulla semplificazione dell’azione amministrativa), la domanda è se veramente era questo il modo per risolvere un problema che da sempre affligge il settore. Che fine ha fatto il database previsto dalla riforma della sicurezza privata che avrebbe dovuto favorire la mobilità delle guardie giurate sul territorio? Dove si è perso il “tesserino” delle guardie giurate che avrebbe dovuto contenere in un unico documento elettronico tutti i dati necessari all’attività della guardia (tra cui, in primis, i decreti), al fine anche di velocizzare le procedure di rinnovo dei titoli? Cosa ne è stato dello spirito innovatore della riforma del 2008, del tentativo di modernizzare una macchina ancorata ad una legislazione del 1931? Tutto finito in un rigurgito di revisionismo ispirato ai bei tempi antichi.

Siamo tornati ai “reali” moduli di carta, da compilare a mano. Avanti Borbone!


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