L’immagine che emerge dall’edizione 2016 dell’Osservatorio sulla sicurezza privata di Federsicurezza è quella di un settore che sta cambiando profondamente nelle sue determinanti fondamentali: la richiesta di servizio sul fronte della domanda (non più ancorata alla vigilanza armata), la possibilità per le imprese del settore di fare business, che premia solo quelle che si rivelano in grado di innovare e di interpretare le nuove esigenze della domanda. Questa la sintesi dell’analisi Format Research sull’attuale mercato della vigilanza privata italiana

Fatturato e addetti
L’intero settore conta oggi 1326 imprese con quasi 3 miliardi e 300 milioni di fatturato e quasi 70.000 occupati (dei quali si stima che 41.000 siano le guardie armate).
Il volume d’affari dell’intero comparto è stimato in circa 3 miliardi e 300 milioni, ripartiti per macro area nel seguente modo: 1 miliardo e 10 milioni (Nord Ovest, 31,0%); 593 milioni (Nord Est, 18,2%); 932 milioni (Centro, 28,6%); 728 milioni (Sud e Isole, 22,2%). Le grandi imprese producono il 46,4% dell’intero fatturato del settore, le medie imprese il 33,4% e la residuale parte, il 20,2% è prodotto dalle piccole e micro imprese insieme. Quindi, la ripartizione del fatturato del settore della sicurezza privata rispecchia la suddivisione degli addetti per dimensione aziendale: quasi la metà dell’intero volume di affari del settore è prodotto dalle grandi imprese e solo un quinto del fatturato è prodotto da micro e piccole imprese insieme.
Rispetto al 2008, anno di inizio della crisi, per tanti versi non ancora terminata, il settore si dimostra profondamente cambiato: dopo il boom in termini di fatturato del 2007, il comparto della sicurezza privata è stato caratterizzato da una costante riduzione del giro d’affari che lo ha riportato oggi più o meno ai valori del 2006, con una perdita del 20% circa della capacità di produrre ricchezza. La necessità di adeguamento alle nuove normative previste per il settore ha comportato inoltre l’effettuazione di ingenti investimenti da parte delle imprese che ne hanno ridotto la capacità di produrre utili.

Settore in perdita
Uno dei segnali che più di altri evidenzia lo stato della sicurezza privata nel 2016 è proprio quello che ha a che fare con la capacità di produrre margini e ricchezza. Il settore è infatti nel suo complesso “in perdita”, con un risultato operativo prima delle imposte pari a quasi 60 milioni di deficit. Tale condizione tuttavia caratterizza soprattutto le imprese che meno delle altre hanno saputo innovare o comunque interpretare in modo nuovo le richieste del mercato, in prevalenza le imprese di dimensioni minori (tra le grandi imprese quelle che hanno fanno registrare un utile di esercizio sono il 71%).

Geografia del fatturato
Alcuni numeri sulla profonda differenziazione del settore al proprio interno: un terzo dell’intero volume d’affari è prodotto dalle imprese del Nord Italia; Lombardia e Lazio (Roma di fatto), da sole, coprono il 44% del fatturato totale del settore e danno lavoro a quasi il 60% degli occupati dell’intero comparto; le grandi imprese (quelle con oltre 249 dipendenti) sono 45 (3,4% del totale) e producono da sole la metà circa del fatturato dell’intero comparto e danno lavoro all’80% degli occupati; si pensi che le oltre 700 microimprese del settore danno lavoro a meno del 3% degli occupati del settore.

Un settore “giovane”
Le imprese di sicurezza privata nel nostro Paese risultano essere relativamente giovani: tre imprese di sicurezza su quattro esistono da meno di 15 anni ed un’impresa di sicurezza su cinque è stata costituita negli ultimi due anni. Sono solo 30 invece (il 2,3% del totale) le imprese che esistono da oltre 45 anni. In media, le micro imprese hanno un’anzianità di circa 8 anni, mentre è di circa 30 anni l’età media delle grandi imprese (250 o più dipendenti). Tra le grandi imprese, due su tre sono state costituite prima degli anni ’90, periodo in cui il 95% delle micro imprese attualmente operanti sul mercato non esisteva ancora.

Report Federsicurezza 2016
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