anna-maria-domeniciSi prospetta un autunno caldissimo per la vigilanza privata italiana. Da un lato la trattativa per il rinnovo contrattuale sembra essere intenzionata a partorire un elefante (ma il timore è che partorisca il consueto topolino o forse nemmeno quello, visto l’immobilismo delle ultime trattative), dall’altro i movimenti di mercato, che vedono ormai in dirittura d’arrivo un essenziale “passaggio di consegne” che polarizzerà ulteriormente il comparto. E la prospettiva di incontrare nientemeno che il Ministro Minniti per prospettargli nuove opportunità di business e di sviluppo per il settore. Insomma: c’è parecchia carne al fuoco.
Ne abbiamo parlato con il Segretario Generale di UNIV (Unione Nazionale Istituti di Vigilanza), Annamaria Domenici.

 

Da ormai un anno le trattative per il rinnovo del CCNL proseguono “in piena sintonia”…eppure il tema sul piatto sembra non muoversi dall’ampliamento delle figure professionali da far rientrare nella sfera applicativa del contratto. Che questa sintonia sia “meno piena” di come vuole apparire?

Dubbio legittimo. La tornata del prossimo 25 ottobre potrebbe essere “di svolta”, anche perché ci sembra di capire che le OO.SS. stiano per avere la necessità di una “alzata di scudi” che restituisca capacità di attrazione alla funzione sindacale. In effetti, anche la complessa rappresentanza datoriale sembra non perseguire del tutto una concreta, seppur inizialmente condivisa, volontà di cambiamento.

Sul fronte politico, quali sono le novità in atto?

Abbiamo interlocuzioni aperte con le nuove rappresentanze ministeriali in seno all’Ufficio Centrale del Dipartimento di Pubblica Sicurezza e con altre figure di riferimento, sia sul piano nazionale, sia sul piano sopranazionale, grazie alla nostra appartenenza a FederSicurezza, unica realtà federale italiana, lo ricordo, ad essere presente in CoESS – Confederation of European Security Services, e che lavora al fianco di Confcommercio sul piano europeo per difendere gli interessi della categoria nelle relazioni con il Parlamento e la Commissione Europei. L’insieme di queste interlocuzioni ci garantisce un canale di comunicazione privilegiato con le figure apicali di più aree chiave a livello sia tecnico che politico. Ricordo in proposito che a Novembre, in fiera SICUREZZA a Milano, FederSicurezza sarà presente con un convegno di altissimo profilo politico, le cui conclusioni sono affidate al Ministro Minniti.

E sotto il profilo normativo, cosa bolle in pentola?

Siamo in attesa del Decreto Ministeriale relativo alla formazione delle guardie giurate e delle altre figure coinvolte nel mondo della vigilanza privata, che dovrebbe chiudere virtualmente il cerchio della riforma di settore disegnata quasi dieci anni fa. La recente riforma degli appalti, assieme al rinnovato ruolo dell’ANAC, potrebbero portare ordine a livello di commesse …purché non si rivelino all’atto pratico troppo deboli o scarsamente incisivi. Infine, lo schema di certificazione obbligatoria del settore ha modificato – finora non sempre in meglio, anche se la recente stretta del Ministero sembra promettere bene – le regole di un mercato di per sé afflitto da diverse patologie congenite.
Si registra poi grande fermento sulla possibilità di impiegare guardie giurate in nuove aree di intervento, finora precluse per legge o riservate ad altre categorie. Si tratta di ipotesi fortemente innovative, naturalmente, e di estremo appeal per un comparto che deve per forza trovare il coraggio di ampliare i propri orizzonti operativi, se non vuole morire di stagnazione intellettuale.

Ha parlato di mercato: che succede nella scacchiera competitiva?

Si rileva estremo dinamismo: ci sono diverse operazioni di M&A in atto e altre in divenire, che potrebbero radicalmente spostare i pesi dell’attuale concentrazione d’impresa in Italia. Registriamo inoltre la presenza di nuovi player che si sono inseriti sul mercato con modelli di business alternativi e che stanno trovando un interessante spazio nella scacchiera competitiva.
Di riflesso l’attività associativa deve mostrarsi all’altezza di rispondere al mutato scenario di mercato, sempre più polarizzato, e deve proporre visioni e soluzioni evolute, sia sul fronte politico, sia sul fronte formativo, sia sul fronte dei confini operativi dell’attività di business. Insomma: c’è tanta carne al fuoco, e tutti i giochi aperti potrebbero concludersi nell’arco di pochissimi mesi. Noi non staremo certo a guardare.

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