Revoca e vigilanza privata: il problema occupazionale esiste ancora?

03 Set 2025

di Ilaria Garaffoni

Ancora una volta il nostro Bastiancontrario ha fatto borbottare i benpensanti e alzare più di un sopracciglio. A qualcuno non è piaciuto ricordare che, alle imprese della vigilanza privata che operano nell’illegalità, si dovrebbe revocare la licenza. E che è ormai pretestuoso invocare la perdita di posti di lavoro in tempi in cui nessuno vuole fare la guardia giurata. Per fortuna Luigi Gabriele, Presidente di Confedersicurezza e ANI Sicurezza, con la consueta franchezza, ci riporta alla realtà con qualche perla storica del settore.

Dal porre fine allo scempio al tengo famiglia il passo è breve

Se l’estate sta finendo, come cantavano gli indimenticati Righeira, non finisce – anzi continua ad imperare – la logica del “tengo famiglia”. Così, carissimo Bastiancontrario, eccoci qui a tenerci compagnia ricordando a noi stessi come, anche di fronte a lampanti casi di anomalie di gestione, irregolarità e violazioni di norme, non si arriva, perché si scende alla penultima fermata evitando di arrivare al capolinea della corsa che porterebbe alla revoca della licenza.


Ricordo a me stesso, unico e datato più che mai tuo lettore, come tanti, troppi anni orsono, a valle di una serissima, dibattuta e lunghissima riunione tenuta alla Prefettura di Napoli durante la quale il Prefetto aveva dato mandato al dirigente della Questura incaricato della “cura” degli Istituti di vigilanza privata allora in attività di esporre la regolarità della condizione degli stessi, tutti i presenti, con particolare vigore i rappresentanti delle aziende e dei lavoratori, questi in particolare si fossero espressi con la veemente richiesta di porre fine a “cotanto scempio”.

I dati asetticamente esposti, con distaccata professionalità non erano contestabili, ovviamente. Il Prefetto allora invitò il Dirigente de quo a spiegare come la questione potesse essere risolta, avendo incassato la disponibilità, anzi l’espressa volontà delle rappresentanze delle Parti Sociali a porre fine allo scempio… Il Dirigente, allora, con chiarezza disse che andava messa in cantiere la procedura di revoca dei titoli autorizzatori, cioè delle famose “licenze”.

Immediato fu il cambio di scena e sul tavolo si materializzò lo spettro delle centinaia di famiglie che sarebbero rimaste senza il sostegno dell’unico reddito che consentiva una sia pur stentata soluzione del problema dell’esistenza elle famiglie stesse…D’incanto pressocchè tutti i qualificati esponenti costituenti il tavolo da algidi Robespierre si tramutarono in commosse Suore del Carmelo. E tutto finì, allora, più di venti anni orsono, come tu, caro ed attento censore del quotidiano, lamenti che stia avvenendo oggi.

È l’Italian way of the life? È voglia di cinico disimpegno? Qualsiasi cosa sia, è non volersi assumere responsabilità, omettendo volontariamente di ricordare che una revoca non comporta, in automatico, il venire meno dell’attività e la simultanea “messa in libertà” delle risorse umane impegnate nel contesto. Fai bene ad evidenziare come oggi, in carenza di risorse umane disponibili ad esser avviate a questa pur sempre richiesta attività, sarebbe difficile non trovare una rapida ed indolore ricollocazione di non voluti esuberi.


Entrambi sappiamo che a “pensar male si fa peccato, ma spesso ci si indovina”, come diceva Pio XI e sosteneva sempre Giulio Andreotti…attribuendo la frase al Cardinal Marchetti Selvaggiani, che da quel Papa l’aveva mutuata. Che dire a commento? Meglio un giorno da leone che cent’anni da pecora? Il fatto è che “hic non sunt leones” … Ne consegue che, ancora una volta, hai ragione!

Alla prossima, con datato affetto

Luigi Gabriele
Presidente di Confedersicurezza e ANI Sicurezza

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