La Vigilanza privata vista dall’Europa: exit strategy

04 Set 2010

di Ilaria Garaffoni

exit-crisi

ROMA – Secondo l’ultima indagine Cross Border/Global M&A Italy, presentata a Roma durante il talk show di presentazione del Rapporto Federsicurezza 2010, il mercato italiano della vigilanza privata presenta alcune differenze fondamentali rispetto agli altri maggiori paesi europei che la pongono in una posizione di svantaggio competitivo.

1) In Italia le quote di mercato dei player leader sono molto ridotte (massimo 8%), quindi anche i maggiori gruppi soffrono di una forma di nanismo imprenditoriale rispetto ai competitor europei.
2) Il processo di liberalizzazione, partito sulla carta nel 2008, ha cominciato a produrre degli effetti concreti sul mercato molto di recente (2009). Con conseguenze pesanti, a partire dalla liberalizzazione dei prezzi che ha portato a forti ribassi, soprattutto per la vigilanza fisica. Per contro, l’accorpamento di licenze provinciali (e quindi di Centrali Operative) in licenze regionali o nazionali hanno ridotto i costi fissi per i gruppi interprovinciali e permesso più agevoli sconfinamenti di business nei territori limitrofi.
3) Nonostante il calo dei prezzi, le tariffe italiane sono tuttora molto più elevate rispetto ai competitor europei, quindi si paventa il rischio di cali ulteriori.
4) Le proporzioni del servizio privato sono scarse rispetto a quelle del servizio pubblico (che
peraltro in Italia fa un ottimo lavoro, come dimostrano le statistiche sul crimine del nostro
paese).
5) Allo stato attuale, si registrano pochi collegamenti ed allarmi con le centrali operative rispetto ai volumi assai più considerevoli prodotti dai colleghi europei.
6) Queste considerazioni emergono con particolare evidenza rispettivamente alla fascia del low end (piccoli negozi e abitazioni).
La situazione di generale svantaggio competitivo deve determinare una rapida strategia per
reagire alla crisi, che va valutata segmento per segmento in base alle specificità operative.
Per quanto riguarda il piantonamento, molto dipenderà dagli sviluppi delle trattative per il rinnovo di un CCNL scaduto ormai da quasi 20 mesi. Se nel nuovo CCNL verrà introdotta una maggiore flessibilità in materia, allora il segmento della vigilanza armata potrà competere con la vigilanza non armata e con la tecnologia, altrimenti gradualmente dovrà lasciare spazio al nuovo che avanza.
Per quanto riguarda il segmento degli allarmi, occorre investire parecchio per aggredire la
fascia della piccola clientela, tuttora pressoché inesplorata in Italia. Tuttavia occorrono
investimenti importanti e allo stato anche i grandi gruppi italiani sono troppo indebitati per reagire a breve termine. Per quanto riguarda, infine, il trasporto valori, per quanto “di nicchia” in termini di dimensioni e player, rappresenta un segmento essenziale perché opera direttamente con un interlocutore chiave per uscire dalla crisi, quello bancario. Se infatti gli istituti di credito cesseranno di concentrarsi su piccoli risparmi di breve periodo per aprirsi alla logica del grande risparmio sulla
lunga scadenza, permetteranno al trasporto valori di rendersi più efficiente (e l’egemonia dei
network finora non l’ha reso tale). Se così sarà, il futuro potrebbe sorridere sia agli operatori,
sia alla clientela del trasporto valori.
Il tutto tenendo presente i quattro fattori di successo per reagire a qualsiasi tessuto recessivo:
1) Massa critica. Gli operatori più grandi sono avvantaggiati: minore incidenza dei costi fissi, maggiori risorse tecniche per la qualità di servizio, maggiore affidabilità. La teoria che il piccolo operatore sia più “vicino al cliente”, anche quando è vera, non genera comunque quanto sopra.
2) Densità sul territorio. A parità di fatturato, vince chi ha maggiore concentrazione su un territorio. Le aggregazioni di piccole aziende locali in sovrapposizione sono la strada per il futuro.
3) Tecnologia, in particolare se competitiva in termini di prezzo/qualità per il piccolo cliente.
4) Efficienza. La qualità del management è il vero fattore di successo quando calano i margini. Si vedano i risultati 2009 delle grandi multinazionali europee, con volumi/prezzi in calo ma margini in aumento. Ottimizzare l’impiego di risorse umane e i percorsi, ridurre i falsi allarmi, controllare i crediti etc. Anche qui la dimensione conta perché le imprese troppo piccole non riescono quasi mai a remunerare il management professionale. Clicca sotto per scaricare la versione integrale della ricerca (pp. 10-18 dell’allegato)

Clicca qui per scaricare Rapporto FederSicurezza 2010

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