“Nuovi servizi in vista per la vigilanza privata nella fase 2”…In teoria!

I nostri ultimi articoli, che indicano nel Decreto Riaperture nuove opportunità per la vigilanza privata, hanno scatenato un interessante dibattito e un intervento del nostro anonimo (ma non meno polemico) Bastiancontrario. Che avverte che parchi, stabilimenti balneari, spiagge libere e mercati rionali potrebbero, in teoria, aprire nuove opportunità per la vigilanza privata in materia di controllo dei distanziamenti. Ma nella locuzione “in teoria” si apre un intero mondo di riserve…perchè in teoria esiste già una figura specificatamente preparata a gestire i distanziamenti (l’addetto ai servizi di controllo) e perchè in teoria tra i due litiganti il terzo gode. Un terzo che nemmeno è consapevole di essere tale, perchè rientra – ci credereste? – nel volontariato. Ah, non lo sapevate che stanno pensando di mandare la protezione civile a caricare i Bancomat e a portare il contante per le pensioni negli uffici postali? Così, per dire.

“Nuovi servizi in vista per la vigilanza privata nella fase 2”…In teoria!
di Bastiancontrario

Parchi, stabilimenti balneari, spiagge libere, mercati rionali, riporto testualmente, “aprono nuove opportunità per la vigilanza privata in materia di controllo dei distanziamenti”.
Vero. In teoria. Cominciamo col fare chiarezza: la vigilanza privata, ope legis, si occupa di custodia e tutela delle proprietà mobiliari ed immobiliari (sicurezza complementare) e di alcune attività, definite di sicurezza sussidiaria, specificamente individuate da leggi o regolamenti (aeroporti, porti, antipirateria et similia), non certo di vigilare sul rispetto di norme di salute pubblica (a meno che, nel caso dei parchi giochi dei bambini di Trieste, l’articolo non si riferisse materialmente alla custodia delle attrezzature per il gioco).
Ci sono, è vero, delle eccezioni, ma sono espressamente previste dalla legge (ad esempio il rispetto del divieto di fumare nei luoghi pubblici).

Certo, ad una guardia giurata addetta ad un servizio di vigilanza può essere richiesta una prestazione accessoria, ma questa deve essere contemplata dal regolamento di servizio approvato dal Questore e, in ogni caso, non deve distogliere l’operatore dal suo compito primario (custodire i beni).  In realtà, per il rispetto delle regole sul distanziamento sociale in determinati ambiti necessitano idonee figure di controllo e gestione che l’attuale panorama della sicurezza privata già offre, anche facenti capo ad istituiti di vigilanza: gli addetti ai servizi di controllo.

Ma – a parte il pistolotto simil-giuridico – quello su cui è opportuno richiamare l’attenzione è il rischio che, mentre si scatena una guerra tra simili (guardie giurate vs addetti ai servizi di controllo vs portieri), tutte queste attività – che ben potrebbero rappresentare un sistema organico – diventino patrimonio del genus “volontariato”.
Chiariamo, massimo rispetto per il volontariato vero, ma qui ci riferiamo a quella pletora di pseudo associazioni di “ex” e “pro” che vediamo amenamente aggirarsi in fiere, convention, sagre paesane, manifestazioni sportive, culturali e chi più ne ha più ne metta! E poi ci sono le organizzazioni di “protezione civile” la cui funzione è fondamentale e imprescindibile in caso di calamità naturali, catastrofi ed altri eventi calamitosi (art.1 L.225/1992), ma che spesso troviamo in contesti impropri e di sicuro non catastrofici!

Se, come ci piace credere, l’emergenza Covid-19 sta passando, se dobbiamo affrontare un ritorno alla normalità, se dobbiamo far “ripartire” le imprese di questo paese, allora non possiamo ipotizzare (anzi in alcuni casi si sta già facendo!) che l’organizzazione, la gestione ed il controllo delle misure di distanziamento sociale possano essere affidati ai “volontari” i quali, nella migliore delle ipotesi, sono impreparati. C’è poi il fronte, non secondario, dello sfruttamento di tante persone, che in buona fede ritengono di fare “volontariato,” da parte di chi lucra su queste situazioni (rimborsi spese, trasferte, acquisto di pseudo uniformi), o da parte di chi pensa di poter con qualche rimborso spese risolvere il problema degli organici della polizia locale o delle esangui casse comunali.

E allora? Allora serve una risposta forte e, soprattutto, unitaria, come unitari sono i servizi di cui parliamo, come una è la “sicurezza privata”.
Una risposta che arrivi da tutti gli operatori del settore: guardie, addetti, portieri, istituti di vigilanza, d’investigazione, servizi fiduciari una volta tanto uniti.
Come unite debbono essere le loro rappresentanze che, per una volta, anziché discutere di primazia nel settore o di specificità, si (pre)occupino di realizzare un progetto condiviso da portare all’attenzione delle amministrazioni locali e centrali, degli organismi di rappresentanza, degli imprenditori, nell’interesse dei propri associati e della collettività.

La fase 2 porterà nuove opportunità? In teoria, ma debbono essere immediatamente colte perché – “L’arte della guerra” docet – solo così si possono moltiplicare.