Allarme rapine, i negozianti assoldano la vigilanza privata

27 Nov 2009

di Ilaria Garaffoni

Furti e rapine a ripetizione, tre negli ultimi sei giorni. I negozianti di Borgo Roma, esasperati e anche impauriti, dicono basta e si affidano alla vigilanza privata per proteggersi dai malviventi che, nonostante la presenza dei poliziotti di quartiere, continuano a bersagliare i loro negozi. Domani i componenti dell’associazione dei commercianti di quartiere «Vivi Borgo Roma», presieduta da Alberto Formenti dell’ottica Dall’Ora, si incontreranno per discutere della necessità di ingaggiare un servizio di guardia giurata per la sorveglianza costante dei negozi: soprattutto di quelli che si affacciano nel tratto di via Centro nei pressi dell’incrocio con via San Giacomo, cioè la zona finora più colpita. Alla riunione interverrà anche il presidente della quinta circoscrizione Fabio Venturi.

Alcuni dei colpi subiti, che i negozianti raccontano ancora tremando, «rievocano scene da far west, con malviventi a volto coperto e armati di pistola»: è il caso capitato venerdì, verso le 19.20, al Play Fun videogiochi di via San Giacomo. Ma a mettere a segno le rapine sono anche signori «distinti», ben vestiti, dall’aspetto insospettabile e l’accento veronese, che prima si fingono clienti e poi, al momento giusto, si fanno aprire la cassa minacciando il commesso di turno: è successo, l’altro giorno, all’erboristeria di via Centro, attorno alle 18. Il bandito, armato di pistola, ha ottenuto l’incasso senza incontrare alcuna resistenza, visto che la sfortunata commerciante si porta ancora dietro il trauma psicologico per una rapina a mano armata subita cinque anni fa. E si aggiunge alla lista il caso di ieri, pur meno violento, nella profumeria Diva dall’altra parte della strada: una ragazzina ha riempito la borsa di profumi ed è scappata fuori, dove la madre la stava aspettando con l’auto già avviata. Ad essere presi di mira sono in particolare i negozi in posizioni defilate, magari con vetrine di piccole dimensioni o coperte dall’esposizione della merce, in modo che eventuali passanti non riescano a notare cosa sta succedendo all’interno. E purtroppo le probabilità di rapina aumentano se l’esercente è donna.
«La polizia di quartiere passa, ma di mattina, cioè quando c’è meno rischio», spiega Formenti. «E ronde di volontari qui non ne vediamo. «A noi servono professionisti della sicurezza, che ci garantiscano un controllo costante, in particolare di sera, quando si verifica la maggior parte dei furti. Ecco perché mi sono informato personalmente sul costo di questo servizio, da dividere tra i commercianti. In assemblea ne discuteremo e prenderemo una decisone. Una cosa è certa: avanti così non si può andare».
Perché non è solo una questione economica: gli incassi rubati, talvolta, non superano poche centinaia di euro. «A fare male», commenta una delle commesse, «è la paura che rimane dentro dopo aver subito una rapina, peggio ancora se con una pistola puntata addosso: una cosa che non si dimentica più. Io per esempio sono diventata molto sospettosa, squadro ogni cliente sconosciuto, soprattutto se ha con sé una borsa o tiene le mani in tasca: temo sempre che nasconda un’arma. Non si può lavorare così». Ma oltre alla paura c’è anche rabbia: «Per stare tranquilli», sbotta la titolare dell’ottica Dall’Ora, «siamo costretti a pagare di tasca nostra».

Fonte: www.larena.it

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