Steward negli stadi: un gol in fuorigioco

07 Ott 2011

di Redazione

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Mentre lo sciopero dei calciatori riempiva le principali pagine cartacee e non, un altro importante evento interessava il mondo del pallone. L’8 agosto scorso infatti, è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il decreto del 28 luglio, con il quale sono stati definiti i “nuovi poteri” degli steward.
In base al decreto, fortemente voluto dal Ministro Maroni e che si integra con quanto previsto a livello europeo dal Consiglio dell’Unione Europea del 4 dicembre 2006, si stravolge l’effettivo ruolo degli operatori impiegati negli stadi, con nuovi compiti e nuove regolamentazioni. Gli steward infatti potranno eseguire perquisizioni personali (impiegando l’efficace tecnica del pat-down), attività di prefiltraggio e filtraggio, come pure azioni di primo intervento.

Con questo nuovo regolamento si potranno affidare agli steward servizi ausiliari di attività di polizia, come i controlli dell’impianto sportivo, ferme restando le attribuzioni e i compiti delle autorità di pubblica sicurezza. Gli steward infatti si aggiungeranno alle forze di Polizia, complementando il contesto di sicurezza, aiutando e intervenendo per primi, qualora necessario, dopo aver avvisato le Autorità. Insomma, una mano, ma non la mano della legge.
Proprio per questo viene data una nuova tutela penale per i fatti commessi nei loro confronti nel normale espletamento delle mansioni in ambito sportivo. Potranno inoltre fermare “sospetti” e far depositare agli stessi oggetti “pericolosi” (come da disposizioni date dall’Osservatorio sulle Manifestazioni Sportive).

E’ chiaro che tutto ciò può essere fatto solo dallo steward in possesso della specifica attestazione, previo assenso del Questore e sotto la necessaria supervisione dell’Autorità preposta alla pubblica sicurezza delle manifestazioni sportive.
Ma questo calcio attento alla sicurezza, porta con sé alcune – tipiche – falle settoriali.
In primis la formazione: non selettiva, non prodromica ma più semplicemente un corso specifico di formazione, a cui accedono tutti i soggetti che vogliono fare questo – molto spesso secondo – lavoro. Non sono infatti, nella maggior parte dei casi, operatori specializzati della sicurezza, con un feedback personale cresciuto sulla base di servizi pregressi e dell’esperienza acquisita sui molteplici campi della sicurezza. Molto più spesso sono universitari, che riescono meglio a conciliare gli impegni.

Non voglio poi tralasciare il fattore psicologico, tassello fondamentale, a cui molto spesso non viene dato sufficiente credito. Non bisogna dimenticare però che la psicologia, oltre ad essere un’“arma” preventiva e repressiva, rappresenta un ottimo metodo per comprendere i comportamenti dei tifosi. Chi assiste infatti alle partite, non essendo un diretto protagonista, reagisce alle situazioni in maniera particolare. Nel corpo si attivano una serie di sostanze difficili da smaltire restando seduti sugli spalti. Le tifoserie, durante e soprattutto al termine della partita, sono eccitate proprio a causa dell’accumulo di queste sostanze attivanti (adrenalina, ecc.), che non vengono, come nel caso dei calciatori, smaltite e scaricate sul terreno di gioco. Conoscere e comprendere queste piccole cose aiuta l’operatore nel porsi, nel reagire e nell’evitare determinate situazioni.

Inoltre gli steward, a carico delle società di calcio, non hanno un contratto definito ma a chiamata e spesso malpagato (si arriva anche a 20 € a giornata). E generalmente, del personale pagato poco e con rischi residui importanti, che svolge peraltro un’attività come “secondo lavoro” e con (acquisite e importanti) responsabilità, rappresenta un mix da maneggiare con cautela.
Aggiungiamo poi che lo stadio, come ambiente di lavoro, presenta di base delle forti lacune strutturali: se rivolte alla sicurezza statica, le particolari definizioni del decreto trovano ragione d’essere.

La domanda sorge però spontanea in alcuni ambienti del settore: le guardie giurate, che pure hanno un mix lavorativo importante, perché non hanno ottenuto un riconoscimento simile? Non che gli steward siano poi tanto da invidiare: avranno sì questi diritti, ma solo per due ore a settimana, aiuteranno le forze dell’ordine e avranno un ruolo di polizia ausiliaria, ma la cosa finisce lì.
Quello che però sarebbe auspicabile è che il Legislatore ridimensionasse e meglio definisse la realtà della sicurezza privata. Sarebbe auspicabile che ci fosse la volontà di riconoscere dei diritti, a fronte di grossi doveri imposti, ai quali si aggiunge un monte ore lavoro complessivo di 24 ore su 24 per 7 giorni, contro le 2/3 ore per gli steward.
Una volontà che, a quanto pare, manca. E a mio avviso è necessario specificare che non manca la voglia, manca proprio la volontà.

Due valori che, a quanto pare, non mancano a molte guardie giurate. Bisogna solo trasformare questo movimento in passi avanti reali, capaci di dare maggiore credito e maggiori diritti, ricercando prima e supportando poi, l’appoggio indispensabile delle Autorità. Una maggiore conoscenza dei propri diritti e doveri, una determinazione del contratto e delle qualifiche, non dimenticando una maggiore attenzione, da parte delle agenzie e dei singoli, alla formazione teorica e pratica: questi devono essere i punti saldi su cui basare la crescita professionale.
Bisogna iniziare a pensare al futuro basandosi sul presente, su quello che c’è e su quello che si vorrebbe ottenere. Non pensare al presente basandosi su quello che potrebbe essere il futuro.

Nel caso del calcio gli interessi in ballo sono stati, a quanto pare, più importanti, anche a livello d’immagine e di sicurezza specifica. Il risultato finale è che i calciatori e i tifosi possono frequentare con maggiore tranquillità e sicurezza gli stadi, gli steward hanno una sorta di “paracadute”, le strutture e le società calcistiche sono libere di impiegare i propri operatori e le forze di Polizia sanno di poter contare su una mano in più. Tutti felici quindi…
Tutti però, penso proprio di no.

 

Luca Tomaiuolo

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