Vigilanza privata in rivolta «I bancomat potrebbero restare senza contanti»

26 Lug 2010

di Redazione

Tutti i bancomat d’Italia senza contanti per giorni, bi­glietterie automatiche per metro e bus bloccate perché sen­za soldi, telecamere spente per la videosorveglianza, luo­ghi sensibili come le Asl sguarniti di vigilanza privata. Non è uno scenario da day after,ma un esempio di ciò che potrebbe succedere se a incro­ciare le braccia per una serra­ta collettiva fossero le impre­se italiane della vigilanza privata.

E l’aria di serrata gene­rale si respira sempre più for­te nel settore, atteso oggi a un appuntamento strategico co­me la presentazione del rap­porto 2010 sul comparto. Uno studio curato da FederSicurezza, la articolazione di Confcommercio che rap­presenta il 65 per cento delle aziende italiane di vigilanza, per un fatturato complessivo di oltre 2 miliardi e mezzo di euro. La madre di tutti i pro­blemi è nelle gare d’appalto, specie quelle indette dai com­mittenti pubblici, aggiudicate con il solo criterio del massi­mo ribasso. La logica dei co­sti più bassi. Una prassi che spalanca le porte alle realtà imprenditoriali meno qualificate, che recuperano i manca­ti introiti evadendo sistemati­camente i contributi previ­denziali dei loro dipendenti, tagliando le spese per la for­mazione, seppur necessaria, di personale adibito all’uso delle armi o specializzato in elettronica e informatica. La ricaduta è generale, e blocca di fatto lo sviluppo di un mer­cato, quello della sicurezza privata, che in Italia potrebbe avere ampi margine di crescita.

«Serve ormai una svolta, ripristinando condizioni eque di partecipazione al mercato. Altrimenti assisteremo alla morìa delle imprese ed al crollo dell’occupazione nel settore». A lanciare il grido d’allarme è Luigi Gabriele, presi­dente di FederSicurezza, che raccoglie la protesta di tantis­sime aziende di un comparto che, mentre attende il salto di qualità, rischia di collassare: «siamo frammentati in circa un migliaio di realtà grandi, medie, piccole e piccolissime che così non possono garantire uniformità qualitativa di servizi, intervenire sulle tarif­fe, assicurare maggiore e migliore occupazione a persona­le aggiornato professional­mente. Eppure, come sistema, abbiamo già scontato la crisi economica e siamo alla vigilia di importanti novità normati­ve, come il decreto sulla capa­cità tecnica delle imprese che ridurrà fortemente il numero delle aziende, costringendone molte medio piccole ad accorparsi per offrire servizi mi­gliori e rimanere sul mercato. Servizi che dovranno però es­sere pagati il giusto». Altrimenti? «Altrimenti non escludiamo iniziative eclatanti, come il blocco dei servizi, specie di trasporto valori. È ora che almeno la gran­de committenza pubblica smetta di affidare gli appalti solo a chi offre di meno, per privilegiare le aziende che operano con professionalità. Altrimenti saranno loro ad tra­scinate nel gorgo della crisi da chi opera sistematicamente nell ‘illegalità».

Fonte : Il Riformista (30 Giugno 2010, pag 8)

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