Blengino (Unicredit): Le guardie giurate non servono più

22 Lug 2009

di Redazione

il-gazzettino-it-logoBlengino (Unicredit): «Possono diventare un rischio» «Molto meglio le telecamere e le nuove casseforti»

Le guardie giurate, quelle in divisa appostate agli ingressi delle banche con una voluminosa pistola alla cintura, servono sempre meno. É la convinzione di Pietro Blengino, responsabile Analisi Sicurezza del gruppo UniCredit.
Il tema della sicurezza è ritornato sotto i riflettori dopo la rapina all’Unicredit di Villorba della scorsa settimana. Una rapina anomala, durata quasi un’ora, con i malviventi dentro la filiale armati di taglierino assieme a qualche cliente e al personale. Lì, la guardia giurata non c’era. Ma lo spunto è buono per parlare della sicurezza nelle banche, soprattutto nella Marca dove gli sportelli non mancano: solo Unicredit ne ha 101.

Blengino, perchè la guardia giurata non è più utile?

«La tecnologia ha fatto passi da gigante e ci consente di evitare certi rischi. Molte volte la guardia viene presa in ostaggio con la conseguenza che i rapinatori, oltre alle loro armi, si impossessano anche della pistola d’ordinanza. A Villorba poi la guardia non c’era, ma se ci fosse stata non sarebbe cambiato molto».

E come pensate di sostituirle?

«Con un sistema di videosorveglianza collegato a una centrale remota, quindi distante dalla banca o dalla filiale, con cui è possibile vedere tutto quello che accade dentro i locali durante l’orario di lavoro. E se si nota qualcosa di strano, si avvisano le forze dell’ordine. A Treviso lo abbiamo già installato in dieci filiali e, a breve, lo porteremo in altre due. In questa fase stiamo prestando particolare attenzione alle realtà periferiche».

É giusto parlare di una nuova emergenza rapine?

«Io posso parlare solo per il mio gruppo. Secondo i nostri dati, in provincia di Treviso, le rapine sono in calo: nel 2006 ce ne sono state nove, nel 2007 cinque, nel 2008 tre e quest’anno due fino ad oggi, di cui una solo tentata e l’altra è stata quella di Villorba. Rapina questa messa in atto con una particolare abilità criminale, un episodio anomalo nel panorama nazionale».

L’impressione che si ha da fuori è che i rapinatori abbiano vita troppo facile una volta entrati in banca, che i soldi vengano consegnati troppo facilmente dal personale…

«La nostra filosofia è quella di tutelare a tutti i costi l’incolumità del personale e dei clienti: la vita non può essere messa in gioco e questa linea è condivisa anche dalle forze dell’ordine».

Quindi che indicazioni date ai vostri dipendenti in caso di rapina?

«Non obblighiamo nessuno a premere il pulsante dell’allarme: invitiamo a farlo se le condizioni di sicurezza lo permettono. Insomma: devono valutare bene cosa succede. In quelle situazioni, dove l’atmosfera è già tesa, non bisogna aggiungere altri elementi di tensione. Ripeto: questa è un’indicazione condivisa dalle forze dell’ordine che, del resto, non fanno mai irruzione dentro una banca dove si sta svolgendo una rapina. In genere aspettano che i rapinatori escano».

Però, a Villorba, i delinquenti sono rimasti dentro la filiale quasi un’ora senza che nessuno del personale premesse il famoso bottone dell’allarme…

«Non ho elementi per giudicare quanto accaduto. Evidentemente la situazione era già abbastanza tesa: per noi è fondamentale che nessuno si faccia male. E poi ci sono altri sistemi anti rapina…».

Ad esempio?

«Stiamo installando delle piccole casseforti in ogni postazione al posto della normale cassa. A Treviso l’abbiamo già fatto in 50 filiali, ora lo faremo anche nelle altre. Sono a tempo e per aprirle occorre attendere. Il rapinatore, in genere, vuole il denaro subito. Con questo nuovo sistema deve aspettare e quindi fare la rapina non è più conveniente oltre che più rischioso».

Fonte: il gazzettino.it Ed: TREVISO Pagina: 4 Sicurezza

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