federsicurezza-15-dicNasce Federsicurezza Toscana, primo esperimento federale territoriale a vocazione “glocal”: respiro globale con taglio e cultura locali. E’ successo a Firenze il 15 dicembre alla tappa finale del Roadshow di Federsicurezza che ha preso l’avvio, un anno prima, proprio nella città medicea. Il nuovo progetto nasce dalla volontà di alcuni operatori della sicurezza disarmata di condividere esperienze e competenze, sulla scorta di un modello fiorentino che mette assieme i vari tasselli del sistema sicurezza, pubblica e privata, e che potrebbe essere esportato a livello nazionale. Ma facciamo un passo indietro.Il convegno fiorentino del 15 Dicembre era dedicato all‘altra vigilanza, con riferimento – forse un tantino autoreferenziale – a Steward, ex-Buttafuori, Investigatori, Servizi Fiduciari, ossia a tutte le figure normate diverse dalla vigilanza che rispondono ad istanze di sicurezza integrata e che variamente insistono sotto l’ombrello dell’art 134 TULPS. Parliamo di un universo complesso, articolato e dimensionato: chi lo conosce parla di oltre 100.000 addetti, che si aggiungono ad un sommerso purtroppo ancor più rilevante. Sono comunque figure che all’estero hanno avuto un’espansione immensa, doppiando o triplicando la vigilanza armata tradizionale.

Il tema è attuale – interessante a tal fine la presenza in sala di quasi tutte le rappresentanze del settore disarmato: AISS, Federpol, SILB, Più Servizi, ANISI – assieme a quelle della vigilanza privata: ASSIV e Legacoop) perché gli attuali limiti dell’impianto normativo comportano delle distorsioni del mercato e uno sconfinamento dei rispettivi territori operativi, da cui: abusivismo, lavoro sommerso e una pletora di contratti collettivi di lavoro che spingono il prezzo sempre più verso il basso. La stessa parcellizzazione dei tavoli di contrattazione ha ridotto il peso specifico del comparto e il potere di influenzare un già poco sensibile decisore politico.

Il tema è peraltro stato oggetto di formale interessamento da parte delle associazioni maggiormente rappresentative del settore, che qualche anno fa hanno anche dato vita ad un “Patto italiano per la sicurezza non armata” convenendo che nelle frange più tipicamente dedicate alla sicurezza le norme, comunque lacunose, spesso non vengono applicate per mancanza di controlli, mentre nelle frange più generaliste (portierati, receptionist, accoglienza) è necessario comunque perimetrare i confini per evitare quanto meno le derive qualitative di una deregulation spinta.
Lo stesso ministero dell’Interno non ha mai fatto mistero di voler normare anche queste realtà, quindi – si è convenuto in tal sede – forse è meglio buttar giù assieme una bozza di regole piuttosto che vedersele calare dall’alto, magari sotto forma di una licenza “decies” che potrebbe non piacere a tutti.

E un primo passo l’ha fatto proprio il Ministero dell’Interno il 30 Novembre scorso con un incontro dedicato al tema più ristretto, ma non meno importante, come quello della sicurezza nelle discoteche. Da qui è scaturita la proposta di elaborare un “Codice di condotta” (che possa poi presentare una sorta di “valore certificativo” per i locali) che rientrerà in un Accordo quadro, condiviso dalle Associazioni. L’idea è di delineare delle sinergie più strette tra sicurezza privata e forze dell’ordine. Come? Mettendo a punto delle buone prassi.

Ebbene, a Firenze sono stati elaborati delle buone prassi di sicurezza integrata ed “inclusiva”. Si utilizzano infatti, per servizi di “altra vigilanza”, figure di diverse nazionalità e confessioni religiose non solo quali elementi di mediazione culturale (fondamentale per relazionarsi con alcune etnie focalizzate su specifiche attività criminose), ma anche come fattore motivazionale per chi, all’interno di un gruppo etnico-sociale, desideri integrarsi e sposare un modello economico occidentale. Il “laboratorio fiorentino” potrebbe quindi essere un utile riferimento per disegnare un processo virtuoso di sicurezza integrata pubblico-privato anche sul piano nazionale.

E il fatto che occorra un rapporto più forte e sinergico tra pubblico e privato, perché legalità e sicurezza sono un binomio inscindibile rispetto alle dinamiche economiche, era anche al centro dell’intervento del direttore generale di Confcommercio, Francesco Rivolta, che ha aggiunto che: “i privati sono pronti a fare la loro parte, purchè ciò avvenga nell’ambito di un principio di sussidiarietà vera, come soggetti da aiutare e non solo da vessare”.
Sulla stessa scorta, l’intervento di Anna Lapini (presidente di Confcommercio Toscana nonché incaricata per la legalità e la sicurezza nell’ambito della Giunta nazionale di Confcommercio), che ha sottolineato come un terzo delle imprese dichiari un peggioramento della sicurezza: occorre quindi ripensare il modello di sicurezza italiano. Ma – ha aggiunto la Lapini – i costi e le conseguenze non possono ricadere solo sulle spalle delle imprese”.
Anche l’assessore regionale alle Infrastrutture Vincenzo Ceccarelli ha sottolineato il fatto che “sicurezza e legalità sono forti fattori di sviluppo, anche nel settore dei trasporti. Regione Toscana ha agito sulla sicurezza dei mezzi, acquisendone 2100 nuovi. Ma anche la legge urbanistica messa in campo punta ad una rigenerazione del tessuto urbano ed inciderà significativamente sulla percezione di sicurezza sul territorio”.

Ma non è solo di giorno che serve sicurezza: la notte è un microcosmo (ed un mercato) che fattura più del settore agricolo e che merita un profondo ripensamento della sicurezza, ha aggiunto il vicepresidente del SILB Antonio Flamini, ricordando che gli addetti alla sicurezza sono figure fondamentali per una vita notturna di qualità all’interno dei locali.
Anche Aldo Cursano, presidente di Fipe Toscana, ha insistito sulla presenza di figure-ponte che permettano agli esercenti commerciali di lavorare in maggiore sicurezza. “Attualmente – ha detto Cursano – chi sta fuori dalle regole non è tracciato né tracciabile: così si stanno annullando i punti di forza del nostro tessuto economico”.
Anche per i Giovani Imprenditori di Confcommercio Toscana, rappresentati dalla presidente regionale Simona Petrozzi, “la legalità è una forma di investimento e di innovazione sociale”.
Ma sicurezza è anche “informazione, accoglienza, gentilezza, capacità di dialogo e di mediazione culturale” – ha specificato Francesco Mereu, presidente dei giovani imprenditori di Confcommercio Firenze.

“Ma, in concreto, che sussidiarietà vogliamo disegnare?” – ha chiesto Pietro Ianni, vicepresidente di Più Servizi. “Occorre svecchiarsi anche nel sistema di rappresentanza dei servizi integrati – servizi cioè che si svolgono presso altre imprese. Noi immaginiamo un CCNL unitario per i servizi, ma al contempo capace di rappresentare ogni specificità operativa, e comunque capace di dare risposte al nuovo mondo, interculturale ed interrazziale, che ci appartiene. E in questo passaggio è fondamentale mettere assieme i vari pezzi del sistema sicurezza”.

E’ un dato di fatto – ha dichiarato in conclusione Luigi Gabriele, presidente di FederSicurezza – che “se lo Stato impiega i militari a difesa dei monumenti, come accade ora a Palazzo Vecchio, ha fallito nel suo scopo di dare sicurezza diffusa senza ricorrere a fucili e blindati. Serve quindi uno svecchiamento sì, ma concettuale: occorre riaffermare con forza che senza il privato la sicurezza sul territorio non può essere garantita”. E occorre riaffermare che la stessa sicurezza privata si compone di varie figure anche non armate, sul cui ruolo occorre fare chiarezza per dare dignità ad un corpus operativo di sempre maggior rilievo – ha concluso Gabriele.
La neonata Federsicurezza Toscana si occuperà da vicino di questi temi, inaugurando una nuova stagione di prossimità per l’altra (ma non seconda a nessuno) vigilanza.

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