Riceviamo e pubblichiamo l’accorato appello di un operatore della vigilanza privata che, come tanti titolari di piccole e medie imprese di settore, sta soffrendo la morsa della crisi e non si sente rappresentato nè tutelato dalle principali associazioni di categoria. Uno spunto di riflessione sulla crisi delle vocazioni – e delle motivazioni – dell’associazionismo di categoria.

Ma cosa fanno le associazioni di categoria?

Leggo spesso sulla stampa di settore richiami a varie rappresentanze di categoria del settore della sicurezza privata: il più delle volte ho cercato di esprimere un mio giudizio sulle varie problematiche ma tutti fanno orecchie da mercante, incuranti di quello che accade – un po’ per interessi e un po’ per coinvolgimenti studiati a tavolino volti a raggiungere obiettivi assai diversi da ciò che dovrebbe essere l’obiettivo primario delle associazioni di categoria, ossia la tutela imprenditoriale!

A me, come a tanti altri addetti ai lavori, non risulta vi siano rappresentanze di categoria, o per lo meno associazioni, che, in quanto tali, rappresentino effettivamente le legittime aspettative degli operatori del settore. Un’associazione di Categoria con la C maiuscola dovrebbe infatti operare in base a determinate regole e dovrebbe perseguire, tramite i propri rappresentanti, le legittime aspettative dei propri iscritti imprenditori (e non favorire la chiusura di società, a danno dei lavoratori e di tutto ciò che ne deriva).

Purtroppo questo non accade: si vedono applicazioni di DM risultanti privi di fondamenti e studiati al solo fine di ridurre l’imprenditoria delle PMI, che da sempre rappresentano il fulcro del mercato.
Al contrario si nota un certo disinteresse per le effettive problematiche del settore ed una spasmodica voglia di rendere il facile verso il difficile attraverso l’inutile!

In poche parole: tante filosofie di pensiero, tanti incarichi e soprattutto molta attività imprenditoriale, a volte anche in subappalto, certamente non finalizzata a migliorare le condizioni di lavoro dei soggetti interessati. Quanto poi ad iniziative sindacali e/o rivendicazioni, meglio stendere un velo pietoso.
Prova ne sia che, mentre gli operatori e i lavoratori calano (in tutti i sensi), le illegalità, le sanzioni, i debiti, le ordinanze, i fallimenti pilotati, le fusioni, le incorporazioni e i decreti aumentano.

E tutti stanno a guardare, incuranti di quanto sta accadendo.
Nessuno interviene concretamente con iniziative a tutela degli imprenditori del comparto e dei lavoratori, e quel che è peggio, nemmeno si è in grado di condividere iniziative comuni per rimettere in piedi un settore che ormai è spacciato.

Evidentemente certi rappresentanti non comprendono che, laddove effettivamente – e non virtualmente – si pratica l’attività associativa, il disagio e la protesta sono palesi.
Per questo oggi, in qualità di esperto e simpatizzante del settore, mi rattrista constatare che alle parole, all’avidità e all’incapacità di taluni personaggi nessuno osa contrapporsi con altruismo, serietà, competenza, supporto e soprattutto coerenza.

Scusate queste parole, ma il mio pensiero deriva anche dalla volontà espressami da tanti piccoli/medi operatori del settore che sono stanchi dei soprusi che da troppo tempo si perpetrano a danno delle loro imprese. Io, come altri, non posso fare altro che continuare ad esprimere pensieri, suggerimenti e riflessioni, sperando che possano attirare, almeno, la sensibilità dei molti che continuano volutamente a fare orecchie da mercante.

Buon futuro a tutti,
Gaetano Camarca, Imprenditore della vigilanza privata
 

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