Abusivismo e confini tra figure della sicurezza privata a convegno

“Sicurezza bene comune non divisivo” era il titolo dell’incontro presso Fiera SICUREZZA organizzato da AISS per sensibilizzare le istituzioni sulla piaga dell’abusivismo e per fare chiarezza su ruoli e confini delle diverse figure che offrono servizi di sicurezza privata: vigilanza privata, investigazioni, addetti ai servizi di controllo, steward, servizi fiduciari.

E’ infatti sempre più frequente la partecipazione in gare d’appalto pubbliche di associazioni di “pseudo-volontariato”, talvolta in piena sostituzione alle società autorizzate ai sensi del 134 T.U.L.P.S., con pesanti effetti distorsivi del mercato e della tutela dei lavoratori. Per accendere i riflettori sul tema, alla presenza del Sottosegretario al Ministero dell’Interno on. Nicola Molteni e dell’on. Alberto Pagani, IV Commissione Difesa, si sono confrontati: Franco Cecconi (Presidente AISS), Maria Cristina Urbano (Presidente ASSIV), Luigi Gabriele (Presidente ConFedersicurezza), Marco Stratta (Segr. Gen. A.N.I.V.P.), Giuseppe Mastromattei (Presidente Ass. Laboratorio per la Sicurezza) e Francesco Paolo Capone (Segr. Gen. UGL).

Tra le tematiche sollevate, quella del lavoro usurante (con i benefici che ne conseguono in termini di anticipazione dell’età di pensionamento) per le figure che svolgono servizi privati di sicurezza – ad oggi limitato ai lavoratori che operano in orario notturno, che raggiungano il moltiplicatore e il quoziente richiesti dalla legge.

Per Cecconi il tema preminente è però normativo: “occorre riscrivere alcune norme che riguardano il nostro specifico segmento operativo: serve un dialogo fattivo con le associazioni di categoria e la strutturazione di un tavolo permanente di consultazione con le Istituzioni che abbia anche capacità deliberative”.

Per Mastromattei, direttore del “Laboratorio per la Sicurezza”, che raggruppa i security manager dei maggiori retailer italiani, occorre “fare chiarezza tra gli addetti ai lavori e diventare promotori per definire una chiara indicazione, anche normativa, tale da consentire una gestione efficace dei contratti di appalto per servizi di vigilanza privata e sicurezza per il Retail e non solo”.

“Bene fare squadra anche con le committenze – replica Gabriele – per una messa a terra condivisa della professionalità di chi fa sicurezza. Le norme però ci sono già, e fin troppe: un lavoro di coordinamento può servire, ma la problematica di base, mi si consenta la prosaicità, è un’altra. Il punto è che la qualità ha un costo: in formazione, addestramento, tecnologie, equipaggiamenti, miglioramento continuo. Parlare di qualità esasperando la pratica del massimo ribasso è una contraddizione in termini che non possiamo accettare”.