Addetti all’antipirateria che non lavorano e portierati agli Uffizi: vigilanza privata allo sbando

29 Lug 2020

di Bastian Contrario

Colpi di calore!” è il nuovo contributo che ci ha inviato il nostro anonimo, polemico e affilato autore noto come Bastiancontrario. E chi sarebbe la vittima di non uno, bensì due colpi di calore? Il primo è il Ministero dell’Interno, che nonostante una calura africana che farebbe perdere la testa anche alla più assennata delle Amministrazioni, ha perso l’ennesima occasione per fare qualcosa a favore del comparto vigilanza privata. O almeno per tacere. Parliamo del fatto che dal 1 luglio chi non ha sostenuto l’esame (esame non praticabile causa Covid e sul quale si attendevano linee guida per le certificazioni mai arrivate) non potrà più operare servizi antipirateria. Una proroga del D.L. 107/2011 pareva brutta? Il secondo colpo di calore si deve invece al Ministero dei beni culturali, che ha emanato un bando di gara per il controllo degli accessi degli Uffizi che comprende anche portierati e reception. E bentornati al Medioevo nell’analisi delle distinzioni tra vigilanza privata e servizi fiduciari. A voi giudicare.

Colpi di Calore!

Il colpo di calore è una forma di ipertermia che si verifica per una disfunzione dei meccanismi di termoregolazione, i cui sintomi sono, tra gli altri, delle alterazioni dello stato mentale.
Ecco, ci sembra che le due note che, quasi in contemporanea, hanno “allietato” l’estate vigilantina (come piace dire al direttore della rivista che, bontà sua, ospita queste righe) siano frutto di un colpo di calore!

La prima è una risposta che il Ministero dell’interno, mai domo, ha fatto tenere ad una associazione di categoria che chiedeva lumi sull’annosa questione dei servizi antipirateria, alla luce della scadenza, il 30 giugno scorso, della proroga prevista dalla legge per consentire al personale che non aveva ancora sostenuto l’esame di certificazione (in pratica tutto il personale ad oggi esistente) di continuare a svolgere il servizio.
Bene, il Ministero fa, pleonasticamente, sapere che, non essendo stata prorogata la deroga, dal 1 luglio nessuno può lavorare se non ha sostenuto l’esame, facendo notare tra le righe che in realtà gli operatori hanno avuto tempo fino al 30 giugno per fare gli esami, ergo: problemi loro!

Ora, a parte il fatto che i problemi non sono solo degli operatori, ma anche delle aziende che erogano i servizi, e soprattutto degli armatori che di questi servizi hanno assoluta necessità, a qualcuno forse è sfuggito che c’è stata una piccola pandemia a causa della quale, tra l’altro, le prefetture – peraltro mai particolarmente ansiose di organizzare le sedute d’esame – hanno sospeso molti procedimenti amministrativi, tra i quali, ovviamente, gli esami di certificazione – che, tra l’altro, si tengono in presenza. E’ pur vero che finora operatori ed aziende non è che si siano proprio scapicollati a chiedere di sostenere gli esami, ma in ogni caso i mesi appena trascorsi erano di sicuro i meno adatti.

E poi ci sembra di ricordare che il Ministero aveva promesso di realizzare un compendio ad uso di coloro che dovevano sostenere gli esami, al fine di rendere più efficaci le procedure di certificazione. Probabilmente la difficile situazione causata dal Covid-19 non ha consentito di attendere all’elaborazione del compendio, ma questa considerazione deve valere per tutti.

In realtà, mai come in questo momento era necessaria e indifferibile una proroga delle disposizioni del D.L. 107/2011 (ripeto 2011, quindi è da un bel po’ che si fanno proroghe e un’altra, in questa situazione, non avrebbe fatto gridare allo scandalo!). E’ quindi verosimile che al Ministero non abbiano prestato la giusta attenzione alla vicenda, facendosi scappare di mano i termini per proporre la proroga. “Sbagliare è umano” o “solo chi non lavora non sbaglia” e quindi nessuno sta a puntare il dito, però la letterina di luglio si poteva evitare, a vantaggio di una proposta fattiva su come superare l’impasse. E allora, perché la letterina? Un colpo di calore!

La seconda questione riguarda la risposta che il Ministero dei beni culturali, specificamente le Gallerie degli Uffizi, riserva ad una segnalazione delle associazioni della vigilanza privata, giustamente unite, le quali facevano osservare che predisporre una gara, addirittura europea, per il servizio di controllo accessi delle sedi delle Gallerie degli Uffizi aperta a soggetti privi della licenza ex art.134 TULPS è una follia (le associazioni sono state più tecniche e dettagliate, ma il senso è quello). Bene, la risposta del MIBAC si basa, oltre che su non condivisibili osservazioni pseudo-giuridiche, sull’assunto fondamentale che finora questi servizi erano (e sono ancora, in regime di proroga) appannaggio di personale privo della qualifica di guardia giurata, quindi vuol dire che va bene cosi! Praticamente è come se si sostenesse che, visto che le rapine si sono sempre fatte, è legittimo rapinare le persone!

Verrebbe da ridere se non si trattasse di una situazione grave e, laddove andasse in porto, foriera di problemi altrettanto gravi. Sono anni che si cerca di mettere un punto fermo nella distinzione tra servizi armati e non armati (spiegando che non è l’arma che fa il servizio), tra vigilanza e fiduciari, tra custodia e reception, e quando finalmente sia la magistratura ordinaria e amministrativa, sia il Ministero dell’interno hanno detto parole chiare sul punto, arrivano gli Uffizi ed il loro tedesco direttore (questo vorrà significare qualcosa?) per cercare di riportare il tutto all’anno zero! Si tratta senza dubbio di servizi di vigilanza attiva presso siti con speciali esigenze di sicurezza (si prevedono anche controlli con portali e palette metal detector), ma per il teutonico direttore delle Gallerie si tratta di una mera attività di controllo degli accessi (chissà per quale motivo, con quali finalità si controllano gli accessi, specie in un museo!)

E allora, perché questa risposta? Un colpo di calore!

Si tratta, però, di colpi di calore che possono infliggere colpi molto seri e insanabili ad un settore che, come e più di altri, tenta faticosamente di venire fuori dalle sabbie mobili di una crisi che dura da anni ed ora è aggravata dagli effetti della pandemia. E’ necessario allora idratare i soggetti in questione con l’acqua del confronto, dello scontro se necessario, delle proposte, dell’unione tra gli attori del settore e quelli di altri a vario titolo interessati (per esempio gli armatori nel caso dell’antipirateria), della politica (ove mai in questo deserto ci fosse qualcuno interessato, sul serio, alla causa), fino all’estrema ma in alcuni casi necessaria ratio (vedi gli Uffizi) della battaglia in sede giudiziaria. Se non si avranno la forza e la compattezza necessarie per contrastare queste situazioni, andrà a finire che il colpo di sole ha colpito la controparte, ma è il settore della sicurezza a rischiare l’ictus!

Bastiancontrario

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