Fase 2: tutti liberi…di rimanere a casa!

29 Apr 2020

di Bastian Contrario

Ogni tanto torna a trovarci il nostro Bastian Contrario con qualche pezzo al vetriolo. Stavolta l’anonimo autore si scaglia – come dire? non proprio a torto – sulle contraddizioni e imprecisioni del Decreto 26 Aprile 2020, che apre ad un’attesa “fase 2” che in sostanza fotocopia la fase 1, seppur con lievi e ben confuse eccezioni. Interessante l’excursus sul nostro comparto, che segna un interessante assist per le Associazioni del comparto sicurezza e vigilanza privata.

Fase 2: tutti liberi…di rimanere a casa!

Bastian Contrario

E alla fine la fatidica fase 2 si profila all’orizzonte e il nostro presidente del consiglio, l’avvocato del popolo con tutti i suoi “popolani”, i suoi “scienziati” (come dice lui), i suoi mega manager, i suoi comitati pletorici, ha trovato la soluzione…si resta tutti a casa! E sì, perché quello che si è capito è che la fase 2 non sarà molto diversa dalla fase 1. Certo, potremo andare a trovare i parenti (ed è stato chiarito che anche le fidanzate/i sono da considerarsi tali!), sono state riaperte le manifatture e altre attività produttive e le pizze, oltre che ordinarle al telefono, potremo andarle a prendere di persona! Insomma, la verità è che non sono stati sciolti nodi fondamentali, perché la sensazione è che i grandi esperti non hanno ancora capito come gestire il distanziamento e la sicurezza sui luoghi di lavoro e, soprattutto, nella mobilità. E allora, nel dubbio, restiamo ancora a casa.

Da questo consegue – a parte i dubbi che la solita mancanza di chiarezza genera, dalla quale deriveranno profluvi di “direttive interpretative” (ormai nel nostro settore questa parola fa lo stesso effetto del segnale di “allacciare le cinture” mentre siamo in volo) – che ancora non comincia realmente la fantomatica ripartenza, con tutto quello che questo significa per la nostra economia (che non è una categoria di pensiero, ma sono prosaicamente le nostre tasche!).

Su questo punto, facciamo un piccolo focus sul nostro settore.
I famigerati codici Ateco hanno creato solo confusione, clamorose esclusioni ed inutili inclusioni. Lavora la vigilanza privata, e questo (deo gratias) è assodato.
Non lavora in un primo tempo l’investigazione privata (il Ministero magnanimamente consente agli investigatori privati di lavorare da casa, salvo ravvedersi dal 4 maggio in poi).
E lavorano i servizi fiduciari, grazie ad un simpatico escamotage! E certo, perché in questo Paese di tecnici e scienziati, alla fine torna sempre l’arte di arrangiarsi: sono servizi “funzionali alla filiera di quelli autorizzati”, sperando che nessun prefetto metta in dubbio la cosa o meglio abbia il tempo di leggersi le autocertificazioni. Intendiamoci, è assolutamente vero che si tratta di servizi funzionali, serventi per altre attività fondamentali. E’ sacrosanto che siano servizi indispensabili in questa fase (basta farsi un giro fuori ai supermercati). Ma, proprio per questo, non sarebbe stato meglio chiarire nel DPCM che queste attività “debbono” continuare a funzionare? Non sarebbe stato meglio evitare il richiamo ai codici Ateco (peraltro datati e non adeguati) e individuare la funzione che si riteneva necessaria?

Certo si potrebbe fare affidamento sulla capacità della PA di interpretare in maniera flessibile e coerente con le necessità le disposizioni, ma, come noto, la nostra Amministrazione di riferimento non si è, negli ultimi tempi, particolarmente distinta per elasticità ed attenzione alle problematiche della categoria (quando non ha rappresentato un problema ulteriore).
E allora? E allora cerchiamo di essere propositivi, di suggerire all’autorità tutoria (come dice qualcuno) come correttamente interpretare la norma, magari leggendola con un minimo di apertura mentale.

Anche nei rigidi e vetusti codici Ateco che tanto piacciono all’ “avvocato del popolo” c’è lo spazio per correttamente inquadrare delle attività che sono essenziali per la corretta gestione della fase 2 (e delle fasi che verranno dopo) e al contempo per cercare di garantire il mantenimento dei livelli occupazionali, anzi addirittura di implementarli (basti pensare a quanto personale armato e non armato dovrà essere impegnato per garantire il mantenimento e la corretta applicazione delle misure di distanziamento sociale nelle metropolitane, nelle stazioni, negli aeroporti, nei porti e via discorrendo). Questa è la sfida alla quale sono chiamate adesso le associazioni di categoria, se vogliono avere ancora una “categoria” da rappresentare. Ce la faranno? Ce la faremo? Anche una tragedia quale quella che stiamo vivendo può diventare un’opportunità. Attenzione non per fare chissà quale business, ma per limitare i danni e preparare, perché no, la strada per un futuro del settore moderno e migliore. Ce la faremo? Si!! (forse).

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