Guardie giurate e autodifesa, tra la legge e la vita

Torna l’appuntamento con la rubrica di Leandro Abeille (sociologo della sicurezza, formatore dei formatori certificato) e Paolo Catracchia (esperto di sicurezza e difesa personale, formatore) sul tema dell’autodifesa delle guardie giurate aggredite in servizio. Arma sì o arma no? Violenza o parole? Ecco a voi un prontuario per evitare di lasciarci la pelle senza violare la legge.

Essere aggrediti

L’aggressione alle guardie giurate è complessa da trattare, perché va a comprendere sia la causa di giustificazione relativa alla legittima difesa, sia il modus operandi delle stesse.  Bisogna dare conto del fatto che non è vero che nei confronti di un eventuale aggressore non si possa usare la violenza o addirittura l’arma in dotazione. Di certo non si potrà mai usare più letalità di quanto non sia assolutamente indispensabile, per difendere il proprio (o altrui) diritto alla vita o alla salute. Questi due diritti dovranno essere difesi nel momento in cui sono minacciati, per cui, né prima, né dopo.Spesso si pensa che non si possa sparare ad una persona disarmata o peggio armata (per esempio con un coltello): nulla di più falso. Si potrà sicuramente far uso dell’arma se l’azione dell’aggressore è di una letalità tale che rappresenta, per l’incolpevole aggredito, una concreta minaccia di morte. Di certo non si potrà sparare ad una persona che scappa, che ha cessato di essere una minaccia o che ancora non ha ancora aggredito nessuno. Ma se, ad esempio, un energumeno, con una stazza 4 volte superiore ad una Guardia Giurata, dovesse prenderla al collo con un doppio laccio e quest’ultima dovesse sentire i segni dello svenimento che la renderebbero inerme e, con ragionevole certezza, morta, l’uso dell’arma, a parere di chi scrive, sarebbe assolutamente giustificato. Di certo risponderebbe alla prima regola dell’autodifesa enunciata nella prima parte di questa trattazione: portare a casa la pelle.

Regole auree nella prevenzione delle aggressioni

Esistono delle regole auree che servono da evitare (il più possibile) le aggressioni o almeno a renderle più complesse per l’aggressore. Nello specifico, sono:

Conoscenza di luoghi – la guardia giurata, prima di prendere servizio (o anche durante), dovrebbe prendere conoscenza di tutti gli ambiti che è chiamato a sorvegliare, memorizzando l’ubicazione di ogni ingresso, di ogni uscita di sicurezza e di qualsiasi locale, compresi quelli di servizio, come ad esempio i depositi materiali pulizie, i locali caldaie magazzini etc., soprattutto se hanno ingressi prospicienti gli ambiti da sorvegliare. La conoscenza dei luoghi permette una buona difesa dagli attacchi anche armati che provengono dall’esterno.

Posizione – La guardia giurata dovrà trovare un luogo idoneo a garantire un minimo di riposo agli arti e all’apparato muscolo-scheletrico, grazie a questo sarà in grado di essere sempre efficiente nell’arco delle ore di servizio. Una guardia giurata che non riesce a muoversi a causa del dolore alla schiena dopo 7/8 ore in piedi non serve a nessuno. Non si parla di stare “sbragati” su un divano, ma di trovare dei supporti per prevenire il blocco della struttura muscolo scheletrica; ad esempio, un posto dove poggiare le braccia e contemporaneamente poggiare un piede (come i banconi dei bar che hanno la staffa in basso). Inoltre, la guardia giurata dovrà stazionare nel posto più riparato possibile, in maniera da non essere facilmente avvicinato da un eventuale aggressore, ma che gli permetta, allo stesso tempo, di comunicare con l’utenza, se necessario. Ad esempio, è meglio stare dietro un tavolo che davanti. La guardia giurata dovrà conoscere tutti i ripari balistici presenti intorno alla sua posizione e fare ricorso ad essi in caso di conflitto a fuoco. Il ruolo della guardia giurata è quello di vigilare custodire beni mobili e immobili e nel fare attività di security non necessariamente deve dare informazioni o stare in bella vista con la gente che gli cammina intorno, per cui se troverà una posizione defilata, che gli potrà garantire di espletare le sue funzioni principali, sarà un sicuro vantaggio tattico in caso di aggressione.

Proiezione della propria immagine – È inutile pensare che le guardie giurate possano essere massimamente vigili e attenti per tutte le ore di servizio – che, non di rado, raggiungono e superano le 9-10 ore. Dall’altra parte, è fondamentale assicurare una pronta efficienza d’intervento. L’unico consiglio è quello di proiettare un’immagine di sé che sia la più efficiente possibile e per farlo non si può guardare un social network, chattare su WhatsApp o giocare a Candy Crush sul telefonino.
Non limita l’attenzione ma comunque permette di passare il tempo, quando si ascolta musica o un audiolibro con un solo auricolare, quando in luogo di chattare, si inviano messaggi vocali. Queste attività, se non continue ed ossessive, permettono all’operatore di non cedere alla tentazione di estraniarsi totalmente, ma neanche danno all’utenza l’impressione di distrazione (che, oggettivamente, dopo qualche ora di servizio può verificarsi). Anche l’abbigliamento e la cura della persona fungono da valido deterrente. Prestare servizio trasandati o peggio sporchi, presuppone scarsa serietà e ancor più scarsa attenzione, al contrario proiettare un’immagine ordinata e curata nella persona e nell’uniforme, tanto da poter essere definiti “d’aspetto marziale”, può essere già sufficiente a far desistere il malintenzionato. Non è tanto la preparazione tattica della guardia giurata che scoraggia (anche perché non è immediatamente evidente), ma la percezione che gli altri si fanno dell’operatore che scoraggia gli aggressori.

Rimanere sempre fedeli ai propri compiti – Spesso alcune GPG che espletano servizio presso un committente da molti anni, hanno la tendenza a prestare la loro opera con scopi e con modalità completamente diversi da quelli per cui sono state contrattualizzate. Fare gli impiegati, gli uscieri, i giardinieri, i tuttofare o peggio controllare l’attività lavorativa di altri dipendenti, non rientra nei compiti previsti dal Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza e, anzi, nell’ultimo caso in specie è anche vietato.

Art. 2. statuto dei lavoratori – Guardie giurate. Il datore di lavoro può impiegare le guardie particolari giurate… soltanto per scopi di tutela del patrimonio aziendale. Le guardie giurate non possono contestare ai lavoratori azioni o fatti diversi da quelli che attengono alla tutela del patrimonio aziendale. È fatto divieto al datore di lavoro di adibire alla vigilanza sull’attività lavorativa le guardie di cui al primo comma, le quali non possono accedere nei locali dove si svolge tale attività, durante lo svolgimento della stessa, se non eccezionalmente per specifiche e motivate esigenze attinenti ai compiti di cui al primo comma. In caso di inosservanza da parte di una guardia particolare giurata delle disposizioni di cui al presente articolo, l’Ispettorato del lavoro ne promuove presso il questore la sospensione dal servizio, salvo il provvedimento di revoca della licenza da parte del prefetto nei casi più gravi.

Quando un operatore di security si trasforma in qualcos’altro, cessa il suo essere “vigilante”, perciò crolla l’attenzione, che deve essere necessariamente prestata a situazioni, atteggiamenti o persone sospette. Tuttavia, vigile o meno, la GPG rimane il primo obiettivo da eliminare per i malintenzionati. Una Guardia Giurata che non fa la Guardia Giurata (cioè che non “vigila”), è alla mercé di qualunque malintenzionato.

Regole fondamentali negli interventi operativi

L’equazione 1 = 0
– Gli interventi operativi nei confronti di un cittadino non possono avere luogo se non si è in superiorità numerica: quella minima è di due persone per ogni intervento.

La distanza (triangolata) – Avvicinarsi o farsi avvicinare, a meno di un metro e mezzo, vuol dire esporsi ad un pericolo immediato. Nel caso di un’aggressione, essere più vicini di un metro e mezzo vuol dire accettare il rischio di poter essere colpiti con un pugno un calcio o una coltellata, prima di poter mettere in campo qualsiasi reazione. È ovvio che la postura dell’operatore di security dovrà prevedere la mano debole pronta e più avanzata rispetto alla mano forte, per un’eventuale parata o blocco, mentre la mano forte sarà pronta al contrattacco o all’estrazione della pistola. In questo caso la pistola con la cartuccia camerata ha, sicuramente, un’efficienza maggiore rispetto alla cartuccia da camerare.

Addestramento – Partendo dai “meme” giovanili è efficace usare questa perla di saggezza: “Sii sempre te stesso… se puoi essere come Batman, sii Batman!”. Tanto a dire che se non si è campioni del mondo di Karatè, è quanto meno infruttuoso provare a tirare un “Ushiromawashi-geri” ad un aggressore. Meglio fare tecniche semplici, di cui si ha un minimo di memoria muscolare e che non hanno bisogno di un particolare addestramento. In questo caso, meglio tirare uno schiaffone sull’orecchio (da dietro è perfetto) ad un aggressore (che sta strozzando il collega) che non provare l’ultimo grido delle leve articolari del Ju Jitsu Brasiliano. Se, invece, si è (davvero) esperti di una qualsiasi arte marziale, che ci si difenda con quella.

Prefigurazione – Più ci si addestra mentalmente a reagire ad aggressioni ipotetiche, immaginando varie situazioni, più è facile che si risponda in maniera efficiente nel caso dovessero accadere.

Conclusioni

Un’aggressione è sempre provocata dall’uomo e mai dalle circostanze: le circostanze sono la scintilla che fa esplodere il detonatore, ma il detonatore esplode perché è strutturato per farlo. Chi aggredisce non lo fa quasi mai per caso, ma perché è predisposto. Lo farà se pensa di vincere, perché la violenza va sempre verso il più debole, ecco perché la guardia giurata deve esprimere “sicurezza” da tutti i pori.
L’aggressione non deve mai iniziare dalla Guardia Giurata, ma è questa che deve minimizzarla, prima con la giusta comunicazione, finché è verbale, e poi con la giusta autodifesa, se diventa fisica. In questo caso la regola è: non la inizio io, ma io la finirò.