Senza contratto non c’è sicurezza: massiccio sciopero nella vigilanza privata

08 Mag 2018

di Ilaria Garaffoni

Imponente la mobilitazione delle guardie giurate  (operatori di vigilanza privata ma anche servizi fiduciari) indetta da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs UIL lo scorso 4 maggio per rivendicare condizioni normative e salariali più dignitose e la rapida definizione di un nuovo CCNL, il cui rinnovo è fermo ormai da oltre due anni. Massiccia l’adesione, con una media nazionale del 70% e punte del 90% a Milano, Como, Varese, Torino, Bologna, Roma, Bari, Napoli e Palermo. A Roma si sono concentrati 5mila lavoratori in Piazza Santissimi Apostoli per abbattere la cortina di silenzio che da sempre circonda questa categoria e le sue istanze.


Senza contratto non c’è sicurezza” – recitavano gli striscioni.
Secondo Filcams CGIL, Fisascat CISL e Uiltucs UIL, le richieste dei rappresentanti datoriali sarebbero infatti irricevibili, in quanto palesemente peggiorative e mortificanti.
Qualche esempio: aumento dell’orario a 45 ore settimanali per il piantonamento (con giorni consecutivi di lavoro che passano da sei a dieci), ribassi sul costo del lavoro (eliminazione dei primi tre giorni di malattia e totale indisponibilità a parlare di aumenti salariali), introduzione di nuove inquietanti forme di precariato (lavoro a chiamata/intermittente e flessibilità del jobs act), nessuna garanzie per i cambi d’appalto – in un settore che vive di appalti.

Il tutto in un clima di mercato che comunque non vede la sicurezza privata in netta recessione, come accade invece ad altre realtà italiane.
E tuttavia si registra una selvaggia corsa al ribasso: fioccano contratti pirata, siglati da fantomatiche associazioni datoriali e sindacati con rappresentanze alquanto discutibili, dove le condizioni salariali e normative vengono ulteriormente svendute, e fioriscono figure improvvisate e prestazioni occasionali in un settore che richiederebbe, al contrario, un’altissima specializzazione. Non foss’altro che per le responsabilità e per i rischi connessi al lavoro stesso.

Noi facciamo sicurezza!” – rivendicava uno striscione. Pare banale, ma è questo è il nocciolo della questione: fare sicurezza non è per tutti, non a qualunque prezzo, non in qualunque condizione fisica, ambientale, psichica, contrattuale. La triste realtà è invece che il legislatore, le autorità tutorie, le imprese e spesso anche l’utenza – inclusa quindi la cittadinanza – non lo sa.
O fa finta di non sapere quanto siano essenziali i 70.000 addetti di questo settore per la produzione di sicurezza nell’intero sistema paese.

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