Vigilanza Privata: il Ddl Furto/GPG si accorge del problema “tutele”

23 Dic 2025

di Ilaria Garaffoni

Dopo il vergognoso pestaggio dell’ex pugile Cicalone, intervenuto in difesa delle guardie giurate alla metro di Roma, il re è nudo. Noi del mestiere lo sappiamo da sempre, ma oggi è sotto gli occhi di tutti: la vigilanza privata opera senza tutele e reali possibilità di intervento di fronte alla criminalità, soprattutto nei contesti a forte esposizione pubblica.

Il Ddl Furto/GPG (C. 2740),promosso dall’On. Ricciardi (M5S), prova almeno a tamponare il problema della tutela, intervenendo sulla qualifica delle guardie giurate che operano presso enti pubblici o su richiesta dell’Autorità di PS. In questi casi, le GPG assumerebbero la qualifica di pubblici ufficiali e agenti ausiliari di pubblica sicurezza, con tutto ciò che ne consegue – nel bene, ma anche nel male.

Il disegno di legge presentato alla stampa il 18 dicembre non è però definitivo: che sia l’occasione buona per introdurre la protezione della persona, e non solo dei beni, almeno nei servizi di vigilanza privata a sfondo pubblico? Forse meglio non esagerare con le pretese, visto che la proposta attribuisce già alle guardie giurate un ruolo più strutturato nel sistema di sicurezza urbana, in particolare nelle aree sensibili ad alta affluenza.

La PdL distingue due livelli di qualifica: 1) nell’attività “ordinaria” (al servizio di privati), le GPG sono incaricati di pubblico servizio; se però operano presso enti pubblici o su richiesta dell’Autorità di pubblica sicurezza, per attività di accertamento e repressione dei reati sui beni sorvegliati, assumono la qualifica di pubblici ufficiali, operando come agenti ausiliari di pubblica sicurezza.

Un passaggio lungamente richiesto soprattutto dalle guardie giurate, e che vanta un autorevole precedente giurisprudenziale con la Cassazione.

Bene quindi proposta, ma non benissimo, perché ampliando le tutele aumentano anche le responsabilità. Fortunatamente per queste GPG/ausiliari di PS la proposta prevede una formazione specifica, grazie a Dio accompagnata da un adeguamento retributivo, ed introduce l’obbligo di valutazione psichiatrica annuale di idoneità.


Per Francesco Alongi (Radio Vigilanza), la proposta va nella direzione giusta, ma èlontana dal risolvere i guai del settore.
Presupposto per un’efficace valorizzazione della vigilanza privata è infatti l’abbattimento di pregiudizi da parte delle Forze dell’Ordine, che non sempre accolgono le segnalazioni delle guardie giurate, avverte Alongi. Una diffidenza spesso legata alle carenze di formazione degli operatori privati.

Alongi punta il dito contro il caos della formazione entry level: “Per le 48 ore di formazione iniziale obbligatoria, il mercato è invaso da corsi di sedicenti formatori, spesso erogati prima dell’assunzione della GPG, accompagnati da grandi promesse e da un notevole esborso economico per chi vuole lavorare. Il rischio è che tali corsi non vengano poi riconosciuti dalla Questura”.

Paradosso aggravato dal fatto che, per erogare questi primi corsi, non sono richieste autorizzazioni specifiche. “Sarebbe auspicabile – conclude Alongi – introdurre una cornice più chiara di regole e controlli anche per questa prima fase formativa”.

Gli fa eco Michele Affinito (Guardie Giurate d’Italia) ai nostri microfoni: “è ora che il legislatore chieda cosa cambiare a chi fa vigilanza sul campo. Formazione, riconoscimento professionale, tutele contrattuali e salariali, condizioni di lavoro, sicurezza dei lavoratori, addestramento avanzato e certificato all’uso dell’arma in contesti operativi complessi: sono tutti aspetti che necessitano di revisione. Quindi, bene il Ddl Furto/GPG, ma serve una riforma complessiva se non vogliamo che diventi l’ennesima occasione mancata” – conclude Affinito.

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