Cornute e mazziate. Una volta tanto che le imprese fanno tutto in regola, ci pensano le Prefetture o gli Ispettorati del MIMIT a guastare la festa. Ritardi incomprensibili e mancate risposte fanno perdere appalti, impediscono l’assunzione di personale e portano sanzioni per “non conformità” da parte degli enti di certificazione (che nella vigilanza privata è obbligatoria!)
Due esempi per capirci meglio.
1) L’istituto di vigilanza forma le sue guardie giurate per i servizi di sicurezza sussidiaria e richiede più volte che sia convocata la Commissione d’esame al fine di certificare gli operatori. Nessuno risponde. Ma è la stessa impresa di vigilanza a subire una sanzione per non conformità.
2) Gli Ispettorati territoriali del MIMIT, per ragioni che non è dato sapere, non controllano la conformità delle apparecchiature di comunicazione. Ed è sempre l’impresa di vigilanza a beccarsi una non conformità, pur non avendo violato, né omesso di applicare, alcuna disposizione.
Una soluzione nell’immediato si trova nella nota di Confedersicurezza in allegato: far rientrare tutte le anomalie che non dipendono dall’impresa nella voce criticità già presente nei rapporti di audit.
Ma forse sarebbe più efficace elevare una non conformità alle Amministrazioni dormienti e stipendiate dalla collettività.















