Federsicurezza-03.11Sono venuti tutti lo scorso 3 Novembre in fiera a parlare di contratto collettivo di lavoro. Dalle rappresentanze sindacali, tanto confederali quanto  autonome, alle rappresentanze datoriali della vigilanza privata, come pure della sicurezza disarmata e delle investigazioni private. Tutti hanno accolto l’appello di Federsicurezza a ritrovare una forma di composizione e dialogo in un momento tanto complicato per il paese. Anche l’autorità, dal ministero dell’Interno fino a Prefettura e Questura di Milano, hanno partecipato alla giornata, dimostrando sensibilità e attenzione alla tematica. Ma perchè tanto interesse per il tema lanciato da Federsicurezza, cioè “Un nuovo CCNL e nuove regole per rilanciare la competitività della vigilanza privata”?

Innanzitutto perchè il vigente CCNL sta giungendo a scadenza e qualcuno l’ha già disdettato, quindi il momento è caldo per riaprire un tavolo. Inoltre il mercato – insensibile allo sforzo qualitativo richiesto al settore per aderire ai nuovi standard certificativi e normativi – strangola le imprese, con ripercussioni anche sulla tenuta occupazionale. Nel contempo, il Governo indebolisce il sistema delle relazioni industriali, prestando il fianco a derive e polverizzazione degli organi di rappresentanza. I tempi sono quindi maturi per riprendere le redini del comparto e tornare a governare congiuntamente i processi e le dinamiche che muovono la sicurezza privata. Partendo dalla contrattazione collettiva, strumento principe di autogoverno.

Il Presidente di Federsicurezza Luigi Gabriele non ha però parlato di azzerare il vecchio CCNL per riscriverlo in toto, ma di adeguarlo semplicemente ai tempi. Tempi che vedono le guardie giurate combattere pirati e pilotare droni, affiancandosi a varie altre figure della filiera sicurezza (investigatori, ex-buttafuori, steward) che stanno tutte sotto il cappello del Decreto Maroni. Tempi di Jobs Act, tempi in cui il ministero ha imposto al settore di cambiare pelle, strutturarsi, certificarsi. “In questo scenario in continuo divenire – chiede Gabriele – perchè solo il CCNL dovrebbe restare identico a com’era 40 anni fa?”

Tante le provocazioni tecniche lanciate all’uditorio.

  • Perchè il ministero del Lavoro emana delle tabelle sul costo orario se poi l’amministrazione dell’Interno non è in grado di difenderle?
  • Perchè si deve utilizzare il tirassegno quando esistono i poligoni mobili per formare le gpg sul posto di lavoro in piena sicurezza?
  • Perchè si continuano a gestire le risorse da un punto di vista di premio di produzione quando nella vigilanza la produttività non è di fatto quantificabile?
  • Perchè la formazione al tiro non dev’essere considerata finanziabile dai fondi?
  • Perchè non si ragiona sull’orario di lavoro o sulla carenza di malattia basandosi su dati statistici che consentano uno spostamento dei costi che non danneggi nessuno ma faccia bene a tutti?
  • Perchè la carenza di malattia (intesa come malattie frequenti, che presentano il doppio costo della malattia in sé e della copertura dei servizi) in altri CCNL, ad esempio del terziario, non è riconosciuta, ma nella vigilanza pare invece un totem insormontabile?
  • Perchè sono stati inseriti i portierati in un contratto della vigilanza senza aver definito chi fa cosa (col risultato che un portiere che non ferma un writer sul bus potrebbe venir licenziato per negligenza)?
  • Perché nella contrattazione di II livello si usa ancora l’integrativo provinciale, quando i 2/3 delle aziende operano in ambito interprovinciale e il 35% in aree interregionali?

    Queste sono le materie su cui Federsicurezza vorrebbe ragionare con tutti gli interlocutori attivi nel comparto. “Ci piacerebbe scrivere, assieme ai sindacati, un CCNL capace di fotografare la vigilanza privata dell’oggi e ipotizzare assieme soluzioni per organizzare al meglio i servizi: questo permetterebbe di ritrovare risorse non solo per salvaguardare le retribuzioni, ma anche forse per aumentarle” – ha chiosato Claudio Magon, Vice Presidente Vicario e Presidente della Commissione Sindacale UNIV, Unione Nazionale Istituti di Vigilanza.

    E’ stato poi fatto un accenno alla bilateralità, dove pare sia caduto un primo totem, ossia l’intangibilità delle risorse. Se infatti – ha illustrato Gabriele – l’EBINVIP non accumula grandi risorse, il FASIV per sua natura invece “cuba” risorse diverse. Ebbene, all’ultima riunione del comitato esecutivo dell’ente bilaterale si è per la prima volta cominciato a discutere del possibile uso delle risorse accumulate (e che non occorre impiegare per mantenere in equilibrio prestazioni e copertura assicurativa) partendo da una minima garanzia di patrimonializzazione e successiva liberazione delle risorse restanti. A che scopo? Magari per fare del welfare aggiuntivo, che potrebbe colmare la difficoltà di adeguati aumenti di retribuzione…Insomma, il tema è caldissimo e le proposte sul piatto sono tante.

    E’ quindi essenziale ricominciare a parlarne, anche perchè – come ha ricordato Vincenzo Acunzo, Coordinatore UO per la Vigilanza Privata del Dip. di PS presso il Ministero dell’Interno – il rispetto del CCNL è richiamato più volte dalla normativa, tanto che il suo rispetto rileva ai fini della sospensione o anche revoca della licenza, oltre che in termini di certificazione. Ovviamente però “il CCNL che rileva ai fini istituzionali è quello sottoscritto dalle associazioni ritenute maggiormente rappresentative” – specifica Acunzo.

    E’ quindi ora di rimettersi tutti attorno a un tavolo e ricomiciare a parlarne. Sabina Bigazzi, Filcams- CGIL, in un’intervista al Quotidiano Libero auspica di “aprire le trattative a un unico tavolo: la rappresentanza dei datori di lavoro è frammentata in otto sigle ma io spero che per il bene di questo settore si possano individuare 2-3 temi di fondo e procedere velocemente con il rinnovo”. vigilanzaprivataonline.com si associa all’auspicio e si dichiara fin d’ora disponibile a portare avanti il tema interassociativo già  seguito negli scorsi anni.

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