Fisco, riduzione per l’acconto Irpef. Niente sconti Irap e Ires alle imprese

13 Nov 2009

di Ilaria Garaffoni

(12 novembre 2009) ROMA – Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge per la riduzione degli acconti fiscali, ma con una retromarcia avvenuta nel giro di poche ore, la misura è stata limitata all’imposta sulle persone fisiche lasciando fuori quelle più ‘care’ alle imprese: contrariamente a quanto stabilito in mattinata, alla fine sarebbero state infatti escluse riduzioni sugli acconti Irap e Irpef. Bonaiuti: “Il provvedimento varato oggi dal Cdm prevede il taglio solo dell’Irpef per un valore di 3,6 miliardi di euro”.

L’obiettivo del provvedimento, attuato attraverso un decreto legge, è quello di “lasciare più soldi in tasca ai cittadini” nell’immediato, considerati i tempi di crisi, rinviando il pagamento del dovuto al 2010 al momento del saldo. In tutto, il provvedimento iniziale, quello concordato in mattinata, prevedeva un “taglio” da 3,5 miliardi tra Irap, Ires e Irpef e in particolare 2,5 miliardi erano relativi alle imposte che riguardano direttamente le aziende. In ogni caso, si tratta di tasse che dovranno essere versate l’anno prossimo. Il meccanismo è specificato sin dal titolo del decreto legge: “Disposizioni in tema di differimento del versamento dell’acconto”.

In un primo tempo, dunque, dal consiglio dei ministri erano trapelate altre notizie, secondo le quali la riduzione dell’acconto avrebbe riguardato anche Irap e Ires. Era stato, tra gli altri, il ministro Brunetta a confermarlo. Del resto, anche nell’ordine del giorno della seduta si parlava espressamente di Irap e Ires. In sostanza, sembrava che si volesse concedere più tempo anche alle imprese che entro il 30 novembre devono versare il 60 per cento dell’imposta, dopo aver versato a luglio il 40 per cento.

Alla luce di queste notizie, il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, aveva espresso una moderata soddisfazione: “Può essere di aiuto alla liquidità, ma sul fisco servono riforme ampie e strutturali”. Il problema, secondo la numero uno di Confindustria, era la “dimensione minima” della norma: “Mi pare si parli di due/tre miliardi di euro complessivi per tutte le imprese e i cittadini. Chiaramente su una platea così ampia, la dimensione è minima”.

Altre organizzazioni del mondo del lavoro, come la Cna degli artigiani, la Confesercenti dal commercio e la Confapi delle piccole imprese avevano commentato favorevolmente l’arrivo del decreto. Critico era stato il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani: “Una misura che non risponde ai problemi di sostegno alla domanda e ai consumi – ha detto Epifani – Il provvedimento del governo è un po’ di fumo e niente arrosto”.

Nel tardo pomeriggio, però, è arrivato il dietro-front del governo: il decreto finale si limita all’acconto Irpef e i tecnici sono al lavoro per fissare la percentuale della riduzione concessa. Vista l’esclusione di Irap e Ires, non si sa più neanche quale diventerà l’entità della misura rispetto ai 3,5 miliardi iniziali. Un dubbio che viene chiarito in serata da Paolo Bonaiuti, portavoce del premier: “Per l’esattezza il provvedimento varato oggi dal Cdm prevede il taglio solo dell’Irpef per un valore di 3,6 miliardi di euro”, ha detto ai microfoni del Tg4.

Il decreto dovrebbe dunque portare un beneficio alle piccole imprese e ai contribuenti che versano gli acconti, quindi anche ai lavoratori dipendenti che hanno altre fonti di reddito e che presentano la dichiarazione. Forse per non accendere polemiche, il comunicato ufficiale di Palazzo Chigi, diffuso a quattro ore dalla fine della riunione, parla genericamente di “differimento di acconti di imposta” nel decreto, “con l’obiettivo di garantire strumenti di ausilio nella particolare congiuntura economica in corso di superamento”.

Fonte: www.repubblica.it

 

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