Accuse di paghe da fame, caporalato, coop finte nella vigilanza privata: un’analisi tecnica

20 Lug 2023

di Ilaria Garaffoni

Tra squali, pirati, abusivismo, sfruttamento, morti e far west, potremmo parlare soltanto di cronaca nera o giudiziaria, di cui vigilanza privata e trasporto valori sono purtroppo ricchissime. Ma noi facciamo stampa tecnica, ossia approfondiamo le notizie in modo specialistico. E cosa aggiungere di “tecnico” alla cronaca che sta riempiendo i quotidiani con titoli come caporalato, paghe da fame, coop finte e chi ne ha più ne metta? Con una disamina prettamente tecnica.
Caporalato = forma illegale di reclutamento e organizzazione della manodopera nel lavoro dipendente tramite intermediari detti caporali.
Al netto della presunzione d’innocenza e dei metodi (intimidatori, scondo l’accusa) su cui valuterà la magistratura, le paghe da fame sono state ritenute dai giudici degne di un fenomeno atroce come il caporalato.
Peccato che quelle paghe, effettivamente sotto la soglia di povertà, siano state sottoscritte dai sindacati di categoria maggiormente rappresentativi.
I quali, non paghi di aver protratto la sofferenza dei lavoratori per 8 anni di inutili scioperi, hanno appena rinnovato un contratto con paghe che superano di poco quelle ritenute dai giudici degne della peggiore accusa di caporalato. Tra l’altro dichiarando di aver sottoposto la votazione ad una base di lavoratori che – stando a quello che denunciano i nostri lettori – non è sempre stata cristallina.

A questo punto v’è da chiedersi quale CCNL dovranno applicare gli Amministratori straordinari delle aziende colpite da accertamenti per riportare le imprese sulla retta via, come chiedono i giudici.
Eh già, perché anche gli altri (tanti) contratti collettivi “di settore” che si trovano in giro sono agghiaccianti. Tra l’altro le imprese sotto inchiesta non appartengono ai circuiti associativi firmatari del CCNL di settore.
E se resta una prerogativa esclusiva dell’impresa decidere quale CCNL applicare, è però obbligatorio che quest’ultimo non definisca condizioni peggiori di quelle previste dal contratto maggiormente rappresentativo. Considerato il caos generale, sarà una gara dura. Poi qualcuno ha anche il coraggio di lamentarsi che non si trova personale (Grazia, Graziella e grazie al)…

Sappiamo benissimo che in Italia il costo del lavoro è insostenibile, soprattutto in realtà labour intensive come la sicurezza privata, sappiamo anche che la tassazione è alle stelle e che – per converso – la clientela chiede sempre e solo scontistiche aggiuntive, anche in un settore pubblico che ha deciso (evviva la coerenza) di non accettare la regola del massimo ribasso per servizi ritenuti sensibili.
Ma questo non può giustificare ciò che si sente fin troppo spesso dire, ossia che per stare a galla un’impresa di questo comparto deve fare qualcosa di losco – o contro lo Stato o contro il personale, diversamente fallisce.
Questo non può giustificare il florilegio di cooperative che neutralizzano il cuneo fiscale e si aggiudicano, con un meccanismo di appalti/subappalti/blabla, gare a un costo in taluni casi del 25% inferiore a quello del CCNL. Che già è imbarazzante. E tutto questo non giustifica la concorrenza sleale che le imprese si sono fatte da sole, creando esse stesse costole aziendali che si occupano di portierato (e chiamiamolo col suo nome una buona volta, altro che servizi fiduciari!) e che si fanno dumping contrattuale in casa.

Da tecnici del settore, ci chiediamo se non si stesse meglio quando si stava peggio, ossia con le tariffe di legalità. E temo non siamo gli unici a chiedercelo.

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