Quattro anni da Senior Security Manager in FC Internazionale Milano. Un unicum in un panorama calcistico dominato da Delegati per la gestione dell’evento con competenze spesso vaghe, a fronte di responsabilità immani. Parliamo di Gianluca Cameruccio, sentito dai PM milanesi nell’indagine sui rapporti tra curva dell’Inter e ‘ndragheta e che oggi vive sotto tutela: qualche callo dovrà pur averlo pestato. L’abbiamo chiesto direttamente a lui.
L’antimafia ha sollevato dubbi sui rapporti tra curva e società e su tutto ciò che ruota attorno alle partite (parcheggi, biglietti extra). I PM milanesi hanno parlato di colpa organizzativa dei club, di gestione puramente formale della sicurezza…
Da quasi un anno vivo sotto servizio di tutela (la cosiddetta VGR vigilanza generica radio collegata): dubito che le istituzioni me l’abbiano assegnata per aver gestito la sicurezza in maniera puramente formale. Sottolineo anche che l’Inter, di cui peraltro non faccio più parte dallo scorso mese di luglio, è l’unico club, nel panorama italiano, ad avere voluto al suo interno una figura manageriale dedicata alla security con un’accountability così forte. Mi auguro quindi che l’ordinanza dei PM milanesi sia solo un primo passo per squarciare quel muro di lassismo verso le curve che ha contraddistinto l’operato di tutte le società calcistiche italiane negli ultimi vent’anni. Perché le regole ci sono, basti pensare al “Non gradimento” societario, che permette alle stesse società calcistiche di inibire in totale autonomia l’accesso ai tifosi violenti. Eppure se lo Stato non riesce ad imporre ai club dei cambiamenti, alla fine prevarranno sempre e solo logiche di marketing.
E che tipo di cambiamenti suggerisce?
Nel 2019 il decreto Salvini ha introdotto la figura del Delegato per la gestione dell’evento, con compiti di direzione e controllo dei servizi operati dagli steward. Peccato che spesso abbia competenze vaghe, a fronte peraltro di responsabilità immense. Tenga presente che in un evento calcistico si arrivano a gestire anche 80.000 persone (e sino a 1000 solo per la gestione della security), che possono avere nei confronti di un evento sportivo le intenzioni più diverse. Il tutto mentre esiste la figura del Security Manager formato e certificabile secondo la norma tecnica UNI. Una professionalità già peraltro richiesta ed imposta in molte realtà pubbliche e partecipate, ma che ad oggi – cosa assurda – non è ritenuta necessaria negli eventi calcistici.
Sta ipotizzando che ad ogni club si dovrebbe imporre un Security Manager certificato? Se sì, l’attuale percorso formativo UNI sarebbe adeguato alla funzione?
Imporrei questa figura almeno in tutti gli stadi principali. Quanto al percorso formativo e di certificazione UNI, lo potremmo considerare per lo più una base per garantire un reclutamento più affidabile. Sul campo però sarebbe a mio avviso essenziale un’esperienza pregressa nelle forze dell’ordine, che permette di masticare il lessico istituzionale, destreggiarsi nelle logiche che muovono certe dinamiche e soprattutto conoscere tecniche e strategie dell’ordine pubblico.
Certamente serve un buon condottiero. Ci racconti allora una giornata-tipo di una partita, magari internazionale. Chi paga gli steward? Chi li forma?
Partiamo dal reclutamento e dalla formazione degli steward, che in Inter, come nella maggior parte delle società, vengono gestiti a mezzo di servizi esternalizzati. Quando ero a capo della Corporate Security societaria in FC Internazionale Milano, per ridurre le criticità connesse all’esternalizzazione del servizio (elevato turnover, scarsa fidelizzazione, formazione teorica), aggiunsi nei giorni precedenti alle partite, un programma di formazione pratica comprensiva di tecniche di de-escalation, comunicazione ecc. Scelsi anche di allontanarmi geograficamente dal reclutamento sul territorio milanese per evitare condizionamenti ambientali ed ogni possibile ritorsione ai danni degli steward maggiormente esposti per gli incarichi di sicurezza che affidavo loro. Quanto ai costi, nelle partite internazionali gli steward sono a carico della squadra ospitante, salvo un piccola quota fornita dalla squadra ospite (individuabili con la casacca rosa UEFA) per la gestione e le attività di mediazione culturale delle tifoserie in trasferta.
Parlando di rischio ritorsioni, da un lato l’art. 583-quater CP oggi equipara gli arbitri ai pubblici ufficiali, dall’altro lato la Cassazione rigetta anche la qualifica di incaricati di pubblico servizio per gli steward. Quindi facciamo diventare pubblici ufficiali le figure tecniche ma riduciamo ancora di più le tutele (ma pure gli obblighi) delle figure deputate alla sicurezza? :-/
Vedo con favore la qualifica di Pubblico Ufficiale per gli arbitri, considerato che sono i decisori della partita. Per gli steward, partirei con il dare maggiore attuazione all’attuale qualifica di incaricato di Pubblico Servizio, che nei fatti viene applicata quasi solo per scagionarli dall’aggravante in caso commettano dei reati. Tale qualifica servirebbe invece per tante altre ragioni, soprattutto per una loro maggiore protezione fisica e tutela contro le tifoserie più violente.
Parliamo allora di tifoseria: è responsabilità del Security Manager anche in trasferta?
Certamente, in coordinamento con le forze dell’ordine italiane e quelle del paese ospitante: prima di ogni incontro sportivo sono previsti diversi meeting. Negli incontri UEFA è poi la stessa organizzazione ad esprimere un Security Officer per ogni partita, che si aggiunge al Security Manager della squadra ospitante e della squadra ospite, quindi per ciascun incontro ci si relaziona con due/tre referenti, tutti con analoga competenza, professionalità ed estrazione.
E i giocatori?
Il Security manager di una società calcistica deve provvedere alla tutela fisica di tutti gli asset del club. E il primo asset, assieme ai beni, alle strutture e alla monetizzazione, è la squadra stessa. I calciatori vanno quindi protetti in campo, durante le trasferte ma anche al di fuori dell’attività sportiva. Pensiamo all’incidenza sul morale, dunque sulle performance, di un atleta che, in aggiunta allo stress delle numerose partite e delle continue trasferte, debba anche preoccuparsi della tutela e dei rischi che egli stesso e la propria famiglia corrono per l’esposizione mediatica alla quale sono esposti a livello mondiale. Un altro compito del Security Manager è formare i giocatori sui comportamenti da osservare in materia di sicurezza e di gestione dei rapporti, rinnovando periodicamente la loro formazione e la loro sensibilizzazione in merito ai Regolamenti della FIGC, che sanciscono in maniera netta e chiara ciò che è permesso e ciò che è vietato fare.
Il nuovo piano sicurezza del Meazza prevede l’uso di telecamere di riconoscimento facciale ai tornelli che, con le ultime autorizzazioni del Garante, dovrebbe entrare in funzione all’inizio della stagione. Una grande novità, in tempi invisi alla biometria…
In realtà già nel 2022 avevo proposto un progetto di videosorveglianza con face recognition a San Siro, di concerto con l’allora Questore di Milano. Tre anni dopo, per quanto leggo, parte finalmente la sperimentazione. Ho sempre sostenuto con vigore l’utilizzo di queste tecnologie di videocontrollo nell’ambito della gestione dei servizi di Ordine Pubblico, che già facevano la differenza quando venivo comandato, assieme al mio plotone, come giovane Ufficiale dei Carabinieri nei servizi di OP negli stadi di tutta Italia. Il valore aggiunto di queste tecnologie è anche poter verificare gli spostamenti e le corrette allocazioni del tifoso che accede allo stadio, per evitare violazioni e sconfinamenti nelle aree delle tifoserie opposte, quando le tensioni sono ad altissimi livelli. Il controllo della corretta allocazione delle tifoserie è alla base di una corretta gestione dell’ordine pubblico e questo è il principio che ho cercato di applicare costantemente nei quattro anni della mia esperienza come Senior Security Manager in FC Internazionale Milano, anche mediante l’impiego degli “spotter” (steward specializzati come “osservatori” che, dotati di binocoli ad alta precisione, coordinavano, da posizioni protette ed altolocate, gli interventi delle squadre preposte ad intervenire in caso di malori o tafferugli).
Veniamo alla domanda più sensibile di tutte: chi tifa? 😉
Non tifo alcuna squadra specifica, anche perché non sarei in tal caso “obiettivo e severo” come invece la mia professione prevede. Di certo il cuore però batte sempre per il Bologna FC che è la mia città d’origine.
Anche la mia. 😉
















