Security manager: più attenzione alle minacce globali

06 Giu 2024

di Ilaria Garaffoni

Il security manager di una primaria infrastruttura critica si chiedeva perchè la formazione ad oggi non distingua tra il professionista della security certificato (obbligatorio per Istituti di vigilanza privata di una certa dimensione) e il security manager aziendale, che oggettivamente fa un altro mestiere. Formazione che tra l’altro può essere lacunosa (o al contrario ripetitiva se, come può accadere nelle grandi realtà, il security manager deve diventare anche travel security manager, magari per una nuova strategia aziendale di respiro internazionale). La lettera al Direttore che riportiamo di seguito sembra andare in questa direzione. Come va in quella direzione l’invito a non sottovalutare il possibile impatto delle questioni geopolitiche globali sull’operatività delle imprese italiane (anche non operanti all’estero e anche non sensibili o critiche, ma all’apparenza “banali” come il retail). Come sempre, la domanda è: siamo pronti?

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Caro Direttore,
sono Security Manager certificato UNI 10459 e le scrivo per sensibilizzare i colleghi che operano la mia stessa professione, e tutti coloro che si occupano di security, su una tematica che, almeno prima dell’allarme lanciato dai servizi segreti, era decisamente trascurata anche dagli addetti ai lavori.

Mi riferisco alle possibili minacce esogene che potrebbero verificarsi nel medio e lungo periodo per le Aziende Italiane.
Le scelte governative e gli scenari geopolitici che si stanno profilando pongono il nostro paese sotto i riflettori del braccio di ferro NATO-Russia e della polveriera del Medio Oriente e gli attacchi degli Houthi nel Mar Rosso potrebbero dare seguito ad azioni di danneggiamento o di guerra ibrida anche all’interno dei paesi occidentali – tra cui il nostro. 

Si susseguono in questi giorni delle note dei Servizi Segreti Europei su azioni di sabotaggio a simboli commerciali dei paesi che sostengono con l’invio di armi lo sforzo della difesa ucraina (incendio all’Ikea di Vilnius, incendio di un magazzino nella zona est di Londra e ancora fuoco in un grande centro commerciale di Varsavia).

L’Italia è leader mondiale nell’esportazione di equipaggiamenti e armamenti e questo può porci ulteriormente a rischio di sabotaggi o azioni dimostrative.

Invito dunque i colleghi deputati alla protezione degli asset nazionali o multinazionali ad allargare lo sguardo oltre il perimetro dei propri impianti, perché le minacce non si paleseranno più in modo chiaro o mostreranno una veste diversa rispetto a quanto siamo stati abituati.

Stefano Monti

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